Dedicato un post alla storia delle Ottave, ci pare d’uopo porre una domanda: donde reperire il loro fondamento teologico? Questa preoccupazione è la stessa che muove il Gavanto il quale si esprime nel modo seguente : “Ceterum quis neget, haud temere, sed divino prorsus consilio Octavas esse adinventas?”1. L’Autore dell’Octavarium da un lato afferma giustamente che tale istituto liturgico-rituale-sacramentale ha fondamento apostolico2 ed è ereditato già dalle prescrizioni mosaiche; dall’altro lato passa in rassegna velocemente le figure delle Ottave ecclesiastiche (senza entrare troppo nel dettaglio del contenuto teologico ad esse sotteso), elencando una serie di interessanti citazioni in riferimento al numero otto3.

Senza sminuire l’opera del Gavanto (uno dei pochi Autori a dedicarsi alle Ottave e a cercarne le origini) ci pare tuttavia poco limitarsi ad un semplice elenco, seppur interessante; ci preme quindi specificare ulteriormente il discorso, cercando, tra i vari riferimenti alla Scrittura e alla Tradizione, quelli che più si adattano a fondare un discorso teologico sull’ottavario. Ovviamente il discorso potrebbe allargarsi ulteriormente4, ma riteniamo che ciò che segue sia la parte fondante ed essenziale. Divideremo la nostra dissertazione in tre parti nelle quali proporremo una prefigurazione, una celebrazione ed un realizzazione.

Capo I: Prefigurazione

La circoncisione
La prima attestazione di una “ottava” la ritroviamo in Gen 17,12: “Infans octo dierum circumcidetur in vobis, omne masculinum in generationibus vestris”. Il comandamento dato da Dio ad Abramo di adempiere a questo rito come segno di Alleanza (cf. Gen 17,11) si compie otto giorni dopo la nascita sulla prole mascolina. Questo ottavo giorno viene così rivestito di un carattere soprannaturale: essendo la creazione operata in sette giorni, porre la circoncisione all’ottavo significa che attraverso la circoncisione si entra in un’Alleanza perenne (Gen 17,13), in un tempo futuro ed universale5.

La circoncisione ha inoltre, nell’Antica Legge, lo scopo di togliere il peccato6. Si comprende, pertanto, come questo ottavo giorno sia consacrato alla rinascita dell’uomo per una pienezza di vita. Tempo futuro vita nuova si accompagnano. Non solo: è consacrato anche l’ottavo giorno; né prima, né dopo, secondo le prescrizioni mosaiche (cf. Lv 12,3) il bambino riceve purificazione e salvezza. L’ottavo giorno è quello in cui l’uomo viene consacrato a Dio7. Questi otto giorni rappresentano un giorno santo, un giorno benedetto: non si sta molto a vedere una prefigurazione con l’ottavo giorno della Redenzione operata da Cristo (come affermano S.Ambrogio8 e S.Atanasio9), numero che sarà adoperato anche per indicare la realtà vitale del Battesimo10.

La purificazione del Tempio
Al capitolo 28 del secondo libro delle Cronache troviamo la vicenda di Acaz, Re di Giudea, il quale profanò il tempio del Signore, asportandone gli arredi, murandone le porte, impedendo il culto affinché il popolo si rivolgesse agli dei stranieri (cf. 2Cro 28,22-25). Per questo, il successore al trono, Ezechia, come prima opera, si occupò della riapertura e del restauro del tempio ad opera dei Leviti. “Cœperunt autem prima die mensis primi mundare, et in die octavo ejusdem mensis ingressi sunt porticum templi Domini, expiaveruntque templum diebus” (2Para 29, 17). L’opera dura otto giorni.

Acaz, il Re empio

Quando invece sarà Gesù a purificare il tempio (cf. Mt 21, 8-19; Mc11, 7-19; Lc 19, 45-48; Gv2, 12-25) l’opera sarà compiuta immediatamente. Il motivo è lampante: Gesù manifesta lo zelo per la casa di Suo Padre (cf. Sal 68,10); i leviti delle Cronache devono riaprire e restaurare tutto il Tempio. Ci vuole tempo, ci vogliono otto giorni. L’uomo non ha lo stesso potere di Cristo; l’uomo non ha nemmeno lo stesso zelo divino, e perciò perfettamente filiale, di Cristo. L’opera di Cristo è l’opera del Significante; l’opera dell’uomo è l’opera significata.

Non si vuole per forza trarre da tutto ciò un insegnamento sulle Ottave, perché forse non c’è. Ma è oltremodo significativo che la Chiesa comprenderà quanto più, se per celebrare l’opera significata non basta un giorno solo, il Significante vada celebrato per più giorni affinché sia adeguatamente celebrato e manifestato il significato11Per questo motivo l’Ottava, a guisa di giorni in cui si fa, si celebra, si opera attorno agli arcani misteri del Tempio, trova un’immagine analogica in questa purificazione rituale.

Capo II: Celebrazione

Dedicazione dell’altare
Se ciò che è stato detto poc’anzi può apparire solo “ombra” lontana delle Ottave ecclesiastiche, ben più affine ci sembrerà il racconto di 2Mac 10,6: “Et cum lætitia diebus octo egerunt in modum tabernaculorum”. Otto giorni di festa per la dedicazione dell’altare del tempio. Qualche capitolo prima in 2Mac 2,12 si legge: “Salomon octo diebus celebravit dedicationem”. Infatti in 1Re 8,65-66, nella versione della Septuaginta, si legge: “καὶ ἐποίησε Σαλωμὼν τὴν ἑορτὴν ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ, καὶ πᾶς ̓Ισραὴλ μετ ̓ αὐτοῦ, εὐφραινόμενος ἐνώπιον Κυρίου Θεοῦ ἡμῶν ἑπτὰ ἡμέρας. καὶ ἐν τῇ ἡμέρᾳ τῇ ὀγδόῃ ἐξαπέστειλε τὸν λαὸν καὶ εὐλόγησαν τὸν βασιλέα, καὶ ἀπῆλθεν ἕκαστος εἰς τὰ σκηνώματα αὐτοῦ χαίροντες καὶ12. Ancora riguardo alla consacrazione del ricostruente altare del tempio, Ezechiele, profetizzando, esclama: “Septem diebus expiabunt altare et mundabunt illud, et implebunt manum ejus. Expletis autem diebus, in die octava et ultra, facient sacerdotes super altare holocausta vestra, et quæ pro pace offerunt : et placatus ero vobis, ait Dominus Deus” (43,26-27).

L’ottavo giorno, prefigurato dal tempio salomonico, ha tenore di benedizione e pacificazione, e specialmente di giorno e gioia eterni13. Per sette giorni venivano immolati sacrifici (non sull’ara sacra), mentre dall’ottavo giorno il sacrificio viene offerto sull’Altare: in tal modo si compirà la sua dedicazione. In tutto ciò possiamo rileggere con facilità l’Ottava liturgica: se nei due precedenti paragrafi si poteva parlare di una prefigurazione, qui si parla di una vera e propria celebrazione liturgica che ci consente di intuire il motivo per cui anche la Chiesa onori le maggiori feste dell’anno con il loro perdurare in sette giorni, compiendosi nell’ottavo. Questo ci permette altresì di comprendere lo stesso termine “ottava”: i sette giorni e l’ottavo giorno. Ezechiele profetizza la dedicazione dell’Altare del tempio, ma ancora di più profetizza la Chiesa che, per celebrare solennemente colui che è allo stesso tempo Altare, Vittima e Sacerdote14 porterà a compimento l’opera dei sette giorni affinché tutti coloro che credono in Lui rammentino i giorni terreni con i quali Egli, con la Sua Croce e la Sua resurrezione, ci ha procurato la salvezza che si compirà totalmente nei giorni eterni, nei cieli eterni (cf. Ap 21,1).

Capo III: Realizzazione

La Circoncisione del Signore
Pur senza alcuna relazione col peccato (cf. Eb 7,26) a questo rito sarà soggetto lo stesso Signore (cf. Lc 2,21) come compimento perfetto della Legge: egli si sottopone a questo rito affinché appaia che è giunto il giorno in cui si inaugura l’Alleanza nuova ed eterna che sarà compiuta sul legno della Croce15. Come da usanza, in quel giorno gli viene anche imposto il nome (cf. Lc 2,21), Nome Santo rivelato dal Padre (Lc 1,31; Mt 1,21), solo Nome in cui trovare salvezza (cf. At 4,12). Anche San Paolo parlerà della propria circoncisione (cf. Col 3,5). Tuttavia la circoncisione rituale ebraica sarà ritenuta superata dallo stesso Apostolo (cf. At 15,1-2; Gal 2,3-5; Gal 5,2; Gal 5,6; Col 2,11)16 per una circoncisione del cuore, dell’anima, dell’interiorità, quella che proprio il Signore vuole.

Circoncisione di Gesù, Lucio Massari

In ogni caso, anche con questo superamento, la Circoncisione del Signore rimane un evento fondamentale nella vita del Redentore ed in essa possiamo cogliere l’Ottava nel suo significato temporale: con tale rito Gesù si assoggetta alle prescrizioni del tempo della Legge (cf. Lv 13,2), ma nella Sua carne, l’accento è ora posto sull’ottavo giorno come segno del tempo nuovo prefigurando l’ottavo giorno della Resurrezione17il tempo ed il giorno della Nuova Legge, il tempo ed il giorno della Chiesa.

La risurrezione del Signore
L’otto si comprende nell’uno; ogni ottava trova vera origine nel “primo giorno della settimana” (Gv 20,1; cf. Mt 28,1; Mc 16:2; Lc 24,1). Questo è l’ottavo giorno per eccellenza: l’alba della Resurrezione del Signore18. Il giorno della Resurrezione è il giorno ottavo, “dies quam fecit Domimus” (cf. Salmo 118,24): è il giorno primo, il giorno cardine, ed è allo stesso tempo il giorno ottavo, ovvero il segno del giorno eterno preparato da Dio che apre al tempo della vita eterna19. Non intendiamo qui parlare di ciò che era preludio alla Pasqua del Signore nelle Scritture e che si riferisce a questo giorno (cf. Lc 24, 25-27), quanto solamente al numero otto: la Risurrezione di Cristo è il vero ottavo giorno.

Riprendendo i concetti precedentemente espressi possiamo affermare che:
1) Quel giorno eterno prefigurato nel rito della circoncisione trova ora pienezza nella Resurrezione: l’Agnello Immolato (cf. Ap 5,12) è l’alba del primo giorno. In lui solo c’è pienezza di vita, figliolanza ed eternità. L’opera rituale di Mosè è superata dall’opera redentrice di Cristo che con la Sua Resurrezione ripara la vita dell’uomo20.
2) Egli stesso, già prefigurando nel segno del tempio il Tempio vivo del Suo corpo (cf. Gv 2,21) realizza la piena e vera purificazione dell’uomo: “santo è il tempio di Dio, che siete voi” (1Cor 3,17). Con il Suo esodo pasquale Gesù offre se stesso al Padre per la vera espiazione, liberando l’uomo dalla schiavitù del peccato. L’opera di purificazione del tempio in otto giorni (vedi sopra) significa e preannuncia l’opera dei tre giorni di Cristo, che sono come un giorno solo del Suo trionfo.
3) L’altare della Croce ci fornisce il senso sacramentale della celebrazione dell’ottavo giorno. Non celebriamo più le Ottave alla maniera dell’antica Alleanza; le celebriamo poiché il Cristo, nell’ultima Cena, anticipando l’offerta del Suo Corpo e del Suo Sangue sotto i segni sacramentali del pane e del vino, disse: “Haec quotiescumque feceritis, in meam memoriam facietis” (cf. 1Cor 11,25): in quel momento Cristo Gesù, vero ed eterno Sacerdote, lascia un comando preciso agli Apostoli, comando che è alla base del Divin culto della Chiesa e di ogni sua celebrazione, comando che fonda il memoriale della Sua Passione, Resurrezione ed Ascensione: la Santa Messa. Per questo motivo, in fondo, la Chiesa non può esimersi dal celebrare le Ottave del Suo Signore perché esse brillano alla luce del primo giorno della settimana, alla luce della Pasqua, cardine e cuore della Fede (cf. 1Cor 15,17).

L’apparizione del Signore otto giorni dopo Pasqua
Forse il motivo più stringente e valido di tutti è questo: Gesù stesso ha “celebrato” la prima Ottava della Chiesa, quella della Sua Pasqua. Sì, perché “post dies octo, iterum erant discipuli ejus intus. Venit Jesus januis clausis, et stetit in medio, et dixit : Pax vobis” (Gv 20, 26). Gesù appare alla sera di Pasqua agli Apostoli, ma di essi manca Tommaso. Volendo farsi presente anche ad esso come testimone della Resurrezione e per guarire la sua incredulità, appare di nuovo in un giorno preciso: di nuovo il primo giorno della settimana, di nuovo di domenica, ovvero nell’ottavo giorno.

Incredulità di Tommaso, Rubens, 1613-1615

Gesù stesso ci fornisce il significato dell’Ottava ed in particolare quella della Sua Pasqua che diviene il fondamento di tutti gli ottavari liturgici, consacrando definitivamente lo stesso giorno ottavo ed il suo contenuto teologico; “Dicit ergo: Et post dies octo, quod tempus resurrectioni competit: quia Octava pertinet ad Resurrectionem. Unde Eccl. 11. Da partes septem, necnon et octo. Septem partes dantur operationi meritoriae operationis virtutis. Octo autem dantur beatitudini Resurrectionis21. Apparendo quindi per la seconda volta agli Apostoli, oltre a manifestare il significato di questa apparizione nei modi e nei fini22, lascia l’esempio concreto della stessa celebrazione della Pasqua settimanale ogni otto giorni23, ricapitolando tutto il mistero dell’umana redenzione nel duello prodigioso in cui la vita ha trionfato (cf. “Victimae paschali”).

La Chiesa, pertanto, nelle sue Ottave ribadisce questa grande verità salvifica. Celebrando quelle del Signore ricorda che il Verbo fatto carne è morto e risorto per la nostra giustificazione (cf. Rm 4, 25). Celebrando quelle della Vergine ricorda che ella è associata in modo mirabile all’opera del Suo Figlio tanto da essere degna, in previsione della Sua morte e Resurrezione, di essere concepita Immacolata e di essere Assunta nella gloria. Celebrando le ottave dei Santi la Chiesa ricorda come è dalla Resurrezione che i cristiani, per mezzo del Battesimo nell’acqua e nello Spirito Santo (cf. Lc 3,11) possono raggiungere la santità e che da questa vita eterna i Santi (in particolare i Martiri) hanno attinto Grazia e fortezza per imitare il loro Signore e Dio.

Conclusione

Abbiamo elencato alcuni motivi teologici a fondamento delle Ottave liturgiche. Ci sembrava necessario approfondirli perché tutti siano aiutati a comprendere l’importanza di questi giorni: celebrarli significa esaltare la Trinità Ss.ma con la celebrazione continua dello stesso mistero per otto giorni, esaltando cioè le grandi opere che il Figlio, obbedendo alla volontà del Padre (cf. Gv 3,34; Gv 6,38) per mezzo dello Spirito Santo ha realizzato per la nostra salvezza. Non comprendere questi dati teologici-cristologici significa sminuire non tanto le ottave liturgiche, quanto i Misteri stessi dell’umana salvazione. Oggigiorno più che mai, dove anche tra Pastori e fedeli della Chiesa domina spesso l’ignoranza è buona cosa riprendere in mano tutto ciò.

In un prossimo post invece ci occuperemo del lato “pratico” della questione, ovvero come essendo state eliminate alcune ottave, ciò ha portato ad un misconoscimento delle grandi feste della Fede e dall’altro una menomazione stessa dell’armonia tra i grandi giorni liturgici.

Continua…

  1. GAVANTUS B., Octavarium romanum sive octavae festorum, Venetiis,1737, 4. ↩︎
  2. Itaque par est credere, a Spiritu sancto doctos Apostolos et Apostolicos viros, Octavarum sacramenta ad nos usque transmisisse; et pro diversorum ratione Festorum, minus magisve celebres indixisse Octavas”: Ibidem, 3. ↩︎
  3. Cf. Ibidem, 3-7. Tali citazioni sono di diversa natura: vi sono quelle della Scrittura, dei Padri della Chiesa, di scrittori ecclesiastici e di Pontefici romani: un elenco stringato, ma alquanto gradevole, per avere una panoramica generale sull’Ottavario della Chiesa (romana). ↩︎
  4. Proprio le innumerevoli citazioni presenti nell’Octavarium ci consentirebbero di allargare il discorso: qui ci si limita però al puro dato teologico ed in particolare cristologico, vero fondamento non tanto simbolico, quanto reale, degli ottavari liturgici. ↩︎
  5. In termini simili si esprime la liturgia bizantina nella festa della Circoncisione del Signore: “Τήν του μέλλοντος ἄληκτον, ἡ ὀγδόας ζωὴν ἐξεικονίζει, ἐν ᾗ ὁ Δεσπότης, περιετμήθη Χριστός” (Trop. 3, ode 4); trad. it.: “Il giorno ottavo rappresenta la vita incessante del futuro, in cui il Signore Cristo fu circonciso”. ↩︎
  6. “Presso gli ebrei dell’Antico Testamento il peccato originale nei bambini maschi era cancellato in occasione della Circoncisione […]. Per le bambine […] si crede che servisse la fede dei genitori”: DRAGONE C.T., Spiegazione del Catechismo di San Pio X, Verrua Savoia, 2014, 217. ↩︎
  7. Tale concetto è rafforzato anche dal fatto che, sempre all’ottavo giorno, Dio chiede a Mosè che gli venga sacrificato ogni maschio primogenito del bestiame (cf. Es 22,29). Mentre il bestiame viene donato a Dio mediante sacrificio, il fanciullo viene donato a Dio mediante consacrazione attraverso la circoncisione. L’ottavo giorno “media” l’offerta della primogenitura. Se poi ricordiamo che senza spargimento di sangue non c’è perdono (cf. Eb 9,22) non è difficile rimandare a Cristo questo ottavo giorno; il Suo Sangue sarà propiziatorio e non più quello degli animali (cf. Eb 9,12): lui è il vero Messia, il vero Unto, il vero Consacrato (cf. Mt 16,16). Già si intravvede come Cristo sia il compimento dell’ottavo giorno. ↩︎
  8. Octavo die regenerationis sortitur mysteria, consecratur per gratiam, et ad hereditatem regni coelestis vocatur. Magna in virtutibus Spiritus sancti hebdomadis gratia, eadem tamen hebdomadam sonat, ogdoadem consecrat. In Illa sonus, in ista fructus est, ideoque octavo die soluta paradiso reddidit Spiritus gratia, quos extorres sua fecerat culpa. […] Hebdomadas veteris Testamenti est octava novi, quando Christus resurrexit, et dies omnibus novae salutis illuxit. Ille dies […] quo die so fulgor plenae atqae perfectae circumcisionis humanis peccatoribus infudit. Propterea et vetus Testamentum dedit partem octavae in circumcisionis solemnitate. Sed illa adhuc in umbra latebat”: S. AMBROSIUS, Epistola XLIV ad Horontianum, in MPL016, Parisiis, 1880, 1186. ↩︎
  9. Et sicut Dominica initium est creationis, et Sabbati finem facit: Sic ea ipsa regenerato homine finem dedit circumcisioni. Utrumque enim octavo die perfectum fuit, et initium creationis et hominis regeneratio. Ideo octava dies Sabbatum dissolvit, non Sabbatum octavam diem. In Sabbato enim circumcidebatur homo, nec Sabbato cessabat circumoisio : nam octava que erat initium reparationis, priori finem attulit”: S. ATHANASIUS, De sabbatis et circumcisione, in MPG27, Parisiis, 1887, 142. ↩︎
  10. In Occidente “il numero dei lati del bacino (se esagono od ottagono) veniva inteso come allusione alla morte o alla risurrezione di Cristo, in riferimento al sesto o all’ottavo giorno della Settimana Santa; tale allusione veniva in ogni caso rafforzata dall’associazione del f. battesimale con il Santo Sepolcro, resa esplicita dalla pratica dell’immersione (la sepoltura dell’”uomo vecchio”; Rm. 6, 3-7) e, talvolta, dalla forma di esso (a croce, a quadrifoglio o affine a quella di un sarcofago)”: voce Battistero in https://www.treccani.it/enciclopedia/battistero_(Enciclopedia- dell%27-Arte-Medievale)/ (consultato il 31/12/2024). ↩︎
  11. Ecclésiæ tuæ, quǽsumus, Dómine, dona propítius intuere: quibus non jam aurum, thus et myrrha profertur; sed quod eisdem munéribus declarátur, immolátur et súmitur, Jesus Christus, fílius tuus, Dóminus noster”Secreta dell’Epifania. Facendo analogia con questa magnifica orazione, tra le più belle e profonde del Messale, la quale afferma che nelle Oblate è dichiarato/significato (immolato e ricevuto) Cristo, è come se la liturgia affermasse che, con l’Ottava, nella forma liturgico-rituale- temporale, siano significati in modo pieno e completo i giorni santissimi della Redenzione. ↩︎
  12. Trad. it: “ Salomone celebrò in quel tempo la festa solenne e con lui tutto Israele, rallegrandosi davanti al Signore nostro Dio per sette giorni. Nel giorno ottavo Salomone congedò il popolo che benedicendo il re fece ritorno alle sue tende, lieto e contento in cuor suo”. La Vulgata clementina menziona altri sette giorni “septem et septem” per un totale di quattordici. Ma all’ottavo, in ogni caso, si dimette il popolo; infatti in 1Re 8 la Dedicazione coincide con la Festa delle Capanne la quale ha durata di sette giorni (cf. Es 23,16; Dt 16,13-15). Quindi l’ottavo giorno chiude questa doppia festività e Salomone congeda il popolo affinché torni a casa sua. ↩︎
  13. In die octavo Salomonem dimisisse populum, qui benedicentes regi, profecti sunt singuli in tabernacula sua, laetantes alacri corde super omnibus bonis quae fecerat Dominus David servo suo, et Israel populo suo: significare potest finem iustius vitae, qui erit post sabbatismum animarum sanctarum […]. In octava aetate, hoc est, in die resurrectionis sanctos recepturos corpora immortalia, et in mansionibus caelestibus quosque secundum meritorum qualitates collocandos”: ANGELOMI MONACHI, Ennarationes in Libro Regum, Roma, 1565, 166. ↩︎
  14. Tra gli inni della Crocifissione troviamo anche questi versi: “O beate loce! Non vidit quis nec videbit quod vidisti: Dominum nempe altare verum, sacerdotem, panem ac calicem salutis effectum. Ipse per se sufficit omnibus et nemo ei sufficere potest, ipse altare est et agnus, victima et sacrificator, sacerdos et esca”: S. EPHRAEM SYRI (LAMY J., ed.), Hymni et sermones. I., Malines, 1902, 660. Tra quelli della Settimana Santa si legge: “Ego attuli vobis altare, et victimam propitiationis […]. Mensa fuit ei altare quod totum consecravit. In hujus paschatis vespera cenaculum Ecclesia fuit; mensa sacrum altare, sacerdotes Apostoli recumbentes; accumbentium caput ipse Jesus oblatio et offerens”: Ibidem, 385-386. ↩︎
  15. La Chiesa ricorda come qui, in questo primo spargimento di sangue, Gesù prefiguri la Nuova Alleanza nel Suo Sangue (Eb 9,12.14). ↩︎
  16. Ancora di più dal Sinodo Apostolico di Gerusalemme (cf. At 15,23-29). ↩︎
  17. Nihil enim aliud circumcisio indicabat, quam nostram nos exuere nativitatem: eum enim qui sexto die mortuus est exuimus, et renovamur Dominica: qua die antiquus ille exitus, per resurrectionem regeneratus est”: S. ATHANASIUS, De sabbatis et circumcisione, 139. ↩︎
  18. Valde mane, quod alius Evangelista diluculo dicit. Diluculum est inter tenebras noctis, et diei claritatem. In qua salus humano generi provenit, felici vicinitate declaranda, more solis: qui proxima luce consurgens, roseam praemittit auroram, ut gratia praeclari splendoris, praeparatis oculis possit intueri, quando tempus Dominicae resurrectionis eluxit. […] Sol vero post occasum corporis oritur”: S.HIERONYMUS, Commentarius In Evangelium Secundum Marcum, in MPL30, Parigi, 1864, 641. ↩︎
  19. Alquanto suggestivo il commento di S.Cromazio (Sermone 17) ove pone in parallelo la Pasqua -primo mese ed inizio dell’anno- al tempo nuovo: “La solennità di questo tempo dunque, Mosè la chiamò primo mese e inizio dell’anno. Dobbiamo infatti computare l’inizio dell’anno a partire da questo tempo, in cui abbiamo ricevuto le primizie della salvezza. […] E allora sbagliano di grosso i pagani che considerano primo il mese di gennaio. Ma come può essere ritenuto gennaio il primo mese dell’anno, se durante tutto quel mese tutto il mondo si trova in qualche modo disseccato e senza bellezza? […] Il primo mese non è dunque gennaio in cui tutto muore, ma il tempo di Pasqua in cui tutto riprende vita. È che l’erba dei prati risorge come da morte, allora i fiori compaiono sugli alberi, allora le gemme sulle viti, allora anche la stessa atmosfera è come lieta per il tempo rinnovato […]. Primo mese e tempo nuovo è proprio questo tempo di Pasqua”: CROMAZIO DI AQUILEIA (CUSCITO G. ed.), Catechesi al popolo (Collana testi patristici 20), Roma, 19892, 127. ↩︎
  20. Et vitam resurgendo reparavit”come afferma il Prefazio pasquale. ↩︎
  21. B. ALBERTI MAGNI, Operum tomus XI. Commentarii in Iohannem, Lugdunum, 1651, 325 ↩︎
  22. Hic agitur de secunda apparitione Dominica, qua apparuit omnibus discipulis praesente Thoma, et primo ponit Christi apparitionem […]. Primo describit apparitionis tempus […]. Tempus quidem, quia post dies octo, scilicet a die resurrectionis Dominicae, in cuius sero facta fuit prima apparitio. Cuius quidem una ratio litteralis est, ut ostenderet etiam evangelista quod licet Christus pluries apparuisset discipulis, non tamen continue conversatus est cum eis, cum non ad eumdem vivendi modum surrexerit, sicut nec nos ad eamdem vitam resurgemus. Alia ratio mystica est, quia huiusmodi apparitio illam designat qua nobis apparebit in gloria […]. Quae quidem apparitio erit in octava aetate resurgentium”: S. THOMA DE AQUINO, Supra Evangelium Johannis: https://www.corpusthomisticum.org/cih20.html (consultato il 5 gennaio 2025). ↩︎
  23. Certe ab Apostolorum tempore poft Dominicam diem, qua frequentissima est Refurrectionis Domini Octava”: GAVANTUS B., Octavarium romanum, 3. ↩︎

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