Entrando in una chiesa ci sarà capitato sicuramente -dopo la dovuta adorazione al Ss.mo Sacramento- che il nostro occhio venga catalizzato da alcune cose notevoli: altari, affreschi, stucchi, dipinti e, con un giro su se stessi, voltandoci alla controfacciata, da magnifici organi, ricchi di canne ed ornamenti, colori e forme affascinanti. Ebbene: proprio questo voltarsi di 180° rispetto all’Altare per poter vedere l’organo pone una domanda che è alla base di questo post. Una questione, che sebbene non sia irrisolvibile, è comunque aleatoria: perché l’organo è collocato proprio lì? É una posizione irrilevante o determinante? È una scelta funzionale o anche simbolica?

La risposta, con tono di interessante provocazione, ci viene fornita dal Nabuco che nella sua fondamentale opera Ius pontificalium così afferma: “Locus cantorum seu scholae […] praesertim cum post «reformationem» tota questio, exemplo Protestantium, solutionem architectonicam recepit, ita enim et schola et organum super ianuam principalem ecclesiae posita sunt, cum magno cantus et sacrorum rituum detrimento, quasi corpora diversa et seiuncta»1. L’assioma è il seguente: l’organo in controfacciata ha poco di cattolico e molto di protestante dato che l’uso di collocare l’organo al di sopra della porta d’ingresso è tipico di questi ultimi. Secondo il Protonotario brasiliano tale “moda” si sarebbe diffusa universalmente anche nelle chiese cattoliche; oggigiorno, difatti, è abituale vedere l’organo nella tribuna (o cantoria) sopra la porta d’ingresso piuttosto che in presbiterio. Procediamo con l’analisi dell’argomento secondo alcuni punti. 

Punto primo: origine della prassi, cattolica o protestante? Un nostro amico organista ci ha suggerito questa ipotesi che prende in considerazione due tra i più antichi organi del mondo2 (primo quarto del XVI sec.). Uno è quello della chiesa cattolica di Kiedrich (D) che venne costruito a nido di rondine (“Schwalbennestorgel”) sulla parete occidentale3, quindi dirimpetto all’Altare ad orientem: ciò è confermato dal fatto che in seguito, rinnovando lo strumento, veniva riedificata la galleria dei cantori di fronte ad esso, luogo che esiste tuttora: quindi l’organo si trova sempre nello stesso punto dall’origine, ovvero in controfacciata. Coevo a questo strumento vi è il Rückpositiv4 della Fuggerkapelle di Augsburg in Bayern. Tale edificio, progettato come luogo di sepoltura, si trovò ad essere combaciante con la chiesa di S. Anna, edificio protestante dal 1525. L’organo della Fuggerkapelle venne costruito nel 1512 collocato nell’abside del mausoleo. Una volta unite le due chiese (che a tutt’oggi rimangono l’una cattolica e l’altra protestante, pur essendo lo stesso edificio!) era nell’abside per i cattolici, in controfacciata per gli altri (i quali non potevano suonarlo se non senza permesso scritto tant’è che poi porteranno da fuori alcuni positivi per le loro necessità). Questi due esempi iconici ci permettono di affermare che un criterio univoco e stringente non è sorto col luteranesimo, ma è maturato nel corso del tempo.

A sinistra l’organo della Fuggerkapelle di Augsbug (Bayern); a destra l’organo della Basilica min. di Kiedrich (Hessen)

Punto secondo: sviluppo generale, ma non esclusivo. La tesi suddetta, dunque, propone una dicotomia generale, eppure non totale. Se guardiamo all’Italia e alla Spagna dei secoli XVI-XVII si osserva che la collocazione dell’organo, nel primo caso, è sempre (o quasi) accanto all’Altare5, mentre in terra iberica l’organo si trova sì lontano dal presbiterio, a metà chiesa, ma presso il coro6 a servizio dell’ufficiatura. Ciò vuol dire che nelle terre non toccate dall’eresia protestante l’organo continua ad essere collocato in un luogo immediatamente prossimo ed adatto al Culto divino. Un primo cambiamento lo si deve allo sviluppo della musica organistica che ha dato origine ad un progresso dell’arte organaria (e viceversa): da piccoli e semplici strumenti a veri e propri monumenti artistico-musicali. Ciò a partire dall’ambito luterano ove tali organi catturano l’attenzione musicale, visiva, architettonica, estetica e liturgica, quasi che nulla nel tempio sia ad essi simile in dignità e bellezza7. La Chiesa cattolica non sarà scevra a queste evoluzioni, seppur in tono minore e circoscritto (elemento alquanto interessante e da approfondire8). È come se si assistesse ad una perequazione nella collocazione degli organi: nel periodo barocco in chiese e cattedrali cattoliche sorgeranno possenti e meravigliosi organi a canne in controfacciata9. Tuttavia anche in ambito luterano l’organo non è sempre stato posto in via esclusiva in tribuna10. Tra l’altro, riguardo alla genesi, ci siamo riferiti in particolare alla Germania, nel cuore del continente, ove nell’ordine di qualche centinaio di km, si è sviluppata una tendenza diffusa poi ovunque nel mondo: se già il particolare non è inequivocabile, figuriamoci l’universale.

In sintesi la tesi espressa dal Nabuco è corretta sia in termini di principio, sia in linea generale; cionondimeno non può essere assunta in modo esclusivo poiché sia in ambito cattolico, sia protestante, vi sono delle vistose e diffuse eccezioni. Pertanto la veridicità dell’assioma pronunciato è da ricercarsi più a fondo, negli sviluppi.

Organo di Lorenzo da Prato nella Basilica di San Petronio (Bologna)

Punto terzo: difetto nei principi. Non manca chi sia convinto che tale quesito inerisca semplicemente all’architettura ed all’acustica di una chiesa11. C’è addirittura chi raccomanda l’innalzamento dell’organo in controfacciata: “El sitio más a propósito en una parroquia para emplazar el órgano desde nuestros quatros puntos de vista (acústico, estético, técnico y pratico) es sin duda una tribuna poco más o menos una tercera parte de la altura total y en el fondo de la nave central frente al altar mayor12. Il lettore avrà già intuito il doppio vulnus di questo ragionamento.

Primo: l’organaro opera secondo alcuni criteri, ma tra essi manca il più importante, quello liturgico. È chiaro che, tolto questo, l’organo è liberamente ubicato ovunque, posizione che rivela anche la “posizione” dell’organo rispetto alla liturgia: da strumento per il culto a strumento nel culto. Si può pensare all’organo a prescindere dal Rito?13 Secondo: l’organo è di fronte all’Altare maggiore, ma rischia di diventarne l’“opposto”: se da un lato può andare bene l’idea che esso faccia da corrispettivo alla liturgia dell’Altare, dall’altro rischia di diventare un contro-Altare, catalizzandone tutta l’attenzione rituale14. Che la questione non sia in subordine ce lo dimostra il fatto che Pio IX nel 1856 interviene presso il suo Cardinale Vicario auspicando che l’organo sia collocato presso l’altare15

Punto quarto: il principio liturgico. Tutti questi passaggi si compendiano in un punto fermo: la sostanziale differenza della liturgia della fede cattolica da quella dell’eresia protestante. Di questa disuguaglianza è permeato tutto il Culto, compreso l’organo, il quale -ed è questa la tesi che sosteniamo- esprime qualcosa di sé già nella sua collocazione architettonica. Per questo i luterani metteranno volentieri i grandi organi della loro ammirevole tradizione musicale in controfacciata, per esprimere un preciso concetto liturgico e non solo per mancanza di spazio o per scelte acustiche. Se è vero che esistono questi principi pratici (e giustamente vanno tenuti in considerazione) essi vanno armonizzati e compresi nella differente concezione del Culto e dei Sacri Riti.

In alto: organo della chiesa abbaziale di Moggio Udinese (Friuli); sotto: organi del duomo di Tolmezzo (Carnia)

Nello specifico: nella liturgia cattolica l’organo è a servizio del Sacrificio dell’Altare, mentre nel culto protestante, come detto, diventa l’alter ego dell’Altare, il nuovo altare dell’offerta musicale16. Riguardo alla nostra parte cattolica: “Iure merito potiorem locum obtinet organum, quippe quod egregie accommodetur sacris canticis sacrisque ritibus, et Ecclesiae caerimoniis mirum addat splendorem et peculiarem magnificentiam17: tutto è concentrato attorno ai Riti della Chiesa a cui l’organo deve giocoforza adattarsi. È il Rito ad essere essenziale, non l’organo: quest’ultimo quindi deve servire al Rito e non viceversa18. Lo stesso Nabuco sentenzia: “In funtionibus Protestantium schola et organum sint suprema, in Ecclesia Catholica e contra omnia a celebrante directe derivantur et determinantur19. L’organo nella liturgia cattolica non è una “res” assoluta e suprema, bensì relativa e sussidiaria. Queste argomentazioni non sfuggono neppure agli organisti e musicisti, anzi: “nella Messa cattolica, al centro dell’evento vi è il Mistero del Canone; nel rito protestante, invece, al centro vi è la Parola di Dio: la Parola letta come racconto, commentata nella predica (che è il fulcro del culto protestante) e interpretata attraverso la musica»20. E nemmeno da parte luterana la questione è taciuta:

“Considerare la relazione tra la musica […] e la Bibbia ci spinge […] a varcare il portale della chiesa di San Tommaso a Lipsia e osservare ciò che si offre allo sguardo. Al centro della lunga navata dalle linee pure e slanciata s’innalza un pulpito imponente e finemente lavorato, mentre sulla parete di fondo si staglia la tribuna del grande organo […]. Lo spazio ecclesiale è così ritmato da questi due luoghi altamente simbolici, il pulpito del pastore e la tribuna del Cantor”21.

Conclusioni. Come considerare pertanto la proposizione del Nabuco? A noi pare di risolvere la questione nei seguenti termini. Di per sé l’innalzamento dello strumento in controfacciata non rappresenta un’espressione assoluta di un concetto protestante, in quanto la genesi e lo sviluppo dell’organo non procedono su vie parallele, bensì su percorsi intrecciati. Non si pone quindi un problema diretto, invero esso è indiretto. Se infatti possiamo guardare con tranquillità al passato notando che la collocazione dell’organo lontano dall’Altare non ha di per sé nuociuto in modo determinante al Divin Sacrificio e all’Ufficio divino che ben su altro si fondano (non certamente sulla musica come il culto luterano!), e considerando che i principi costruttivi (estetico, acustico, tecnico e pratico) sono sempre stati armonizzati e moderati da un autentico principio liturgico, non possiamo con altrettanta facilità considerare il presente ed il passato. Il presente riguardo all’uso dell’organo nel Culto affinché rispetti il Canone ed i canoni della Messa; il futuro perché ove si costruissero organi si tenga conto del fine ultimo dello strumento.

Si tratta comunque di una questione che ci si deve porre. L’organo non esiste per se stesso. Metterlo accanto all’Altare faciliterà certamente il riconoscere il suo essere nel Culto, non protagonista, ma aiutante prezioso.

P.S. Ringraziamo il m° L. Annoni per i suggerimenti ed il confronto attorno a questo post.

L’imponente Silbermannorgel della Katolische Hofkirche di Dresden (Sachsen)

  1. NABUCO J., Ius pontificalium, Tornacii, 1956, 287. ↩︎
  2. Tra organi più antichi annoveriamo anche quelli di Sion (CH), Rysum (D), Ostönnen (D). Ciononostante non li prendiamo in considerazione in quanto il primo è sì in controfacciata, ma non si è certi se da principio (vi è il coro a metà chiesa: forse era lì?); il secondo idem; il terzo non è nel suo luogo originale in quanto proveniente da Soest, di cui Ostönnen è frazione. ↩︎
  3. BÖSKEN F., FISCHER H., THÖMMES M., Quellen und Forschungen zur Orgelgeschichte des Mittelrheins (Beiträge zur Mittelrheinischen Musikgeschichte. 7,1). II. Das Gebiet des ehemaligen Regierungsbezirks Wiesbaden. I., Mainz, 1975, 495-505; cf. https://kiedrich.bistumlimburg.de/beitrag/kirche-st-valentinus-und-dionysius/ (consultato il 13 febbraio 2025). ↩︎
  4. Cf. https://annamusik.de/orgeln-und-glocken/geschichte-der-orgeln-in-st-anna/ (consultato il 13 febbraio 2025); cf. BUSHART B., Die Fuggerkapelle bei St. Anna in Augsburg, München, 1994.  ↩︎
  5. Esempi notevoli dell’arte organaria del XVI-XVII secolo in Italia sono: l’organo di Lorenzo da Prato di San Petronio in Bologna, l’Antegnani del Duomo di Milano, il Facchetti della basilica di San Pietro a Modena, il Bulgarini a Tirano (SO), l’Hermans di Santa Maria Assunta a Genova. Esempio più prossimo ai friulani è quello di Valvasone. Questi sono tutti collocati presso il presbiterio (tranne Valvasone posto a metà della navata laterale, ma sempre vicino): l’organo serve la liturgia. Rammentiamo anche il famoso organo del 1558 della Hofkirche di Innsbruck, nel cattolicissimo Tirolo, posto in cornu epistulae. Non possiamo altresì dimenticare dov’era collocato l’organo (andato perduto) di San Pietro a Roma: Frescobaldi suonava da una delle terrazze presso il ciborio del Bernini e quindi presso l’Altare della confessione.  ↩︎
  6. Vedasi Tarragona, Valencia, Toledo (per elencarne alcuni). Così anche il Callido dei Frari a Venezia. Per questi e gli altri organi citati in seguito cf. RÜGE U. & U., Berühmte Orgeln. Meisterwerke europäischer Orgelbauer, Hamburg, 1994. ↩︎
  7. Tra i tanti: l’organo Müller di San Bavone in Haarlem (NL), gli organi Schnitger di Hamburg (D) e di Zwolle (NL), il Sonnenorgel di Görlitz (D), quelli della Aegidienkirche di Lübeck (D) e di Stralsund (D), l’organo Hildebrant di Naumburg (D) e da ultimo il Silbermanorgel di Freiberg (D). Cf. WOLLF C.- ZEPF M., Die orgeln J. S. Bachs. Ein Handbuch, Leipzig, 2008. Questo testo è molto interessante in quanto parla degli organi visitati, collaudati, suonati e ispirati da Bach. ↩︎
  8. È interessante notare come, sopratutto in area germanofona, l’organo cattolico sia quasi parificato a quello luterano (manca il concetto del “Werkprinzip”) in disposizione fonica ed in grandezza: non è possibile prescindere dal contatto diretto e prolungato con il protestantesimo in quei Länder. L’organo barocco protestante ha influito anche sulla Chiesa cattolica la quale, non volendo sminuire i veri Sacri Riti, ha adottato la possenza di tali strumenti adattandoli. Dal lato opposto notiamo che, ove l’eresia non è giunta, l’organo è rimasto più contenuto. Al che un qualsiasi organista potrebbe dirci: “Ma questo dipende dal tipo di scuola organaria e dalla letteratura organistica ivi eseguita”. Vero e ben venga questa considerazione! Non fa altro che confermare la nostra tesi finale. Infatti: è attribuibile solo ad una scuola organaria la scelta di un certo tipo di costruzione? Questa si adatta solamente alla musica eseguita? Certamente l’organo tedesco, sia esso cattolico o protestante suonerà egregiamente la musica di Buxtehude, Pachelbel, Tunder, Scheidt ecc. piuttosto che un coevo spagnolo. Ma basta questo criterio? Non è forse vero che l’adattamento dell’organo è dovuto alla differente destinazione d’uso negli opposti culti? Questo è il criterio finale che vedremo tra poco. ↩︎
  9. Il grandioso Silbermanorgel della Katholische Hofkirche di Dresden (D), l’organo dell’Abbazia di Ebrach (D). In Austria: Herzogenburg (NÖ), Zwettl (NÖ), Klosterneuburg (NÖ). In Svizzera St. Urban. ↩︎
  10. Vedasi il Trostorgel di Waltershausen (D), quello splendido di Roskilde (DK) o di Norden (D). ↩︎
  11. “È da sapere che nel situar organi, si deve prima considerare se il suffitto della chiesa è fatto a volto e di che grandezza è la chiesa, poiché se la chiesa sarà grande ed il suffitto ad asse, ricercherà organo di maggior voce […] e se la chiesa è a volto, l’organo deve essere un poco più dolce […] perché il volto forma l’eco […] e quando l’organo sarà posto in luogo proprio per quella chiesa, nel che si deve avere gran considerazione”: LUNELLI R., Un trattatello di Antonio Barcotto colma le lacune dell’ “Arte organica” op. cit. in MORETTI N., L’organo italiano, Monza, 19873, 487-488. ↩︎
  12. MERKLIN A., Organologia. Exposicion cientifica y grafica del organo en todos sus elementos y recursos antiguos y modernos, Madrid, 1924, 224. Vedi pagg. 223-227 per la trattazione completa. ↩︎
  13. Ben diversamente la penserebbe J.S. Bach coniugando in sé la grandezza dell’arte compositiva a quella della sensibilità spirituale come quando affermava, facendo il collaudo del nuovo organo di Halle (D), che ogni organo è costruito “per grazia di Dio e per la sua gloria”: cit. in BASSO A. Frau Musika. I., Torino, 1979, 382. “Il grande Kantor non soltanto dedicò all’organo le migliori energie creative […] ma elevò lo strumento prediletto a compagno fedele, ad amico inseparabile del suo destino di musicista. In altre parole, il concetto di organo e la figura di Bach costituiscono un binomio inscindibile. […] L’organo è il protagonista dell’arte e della vita di Bach”: BASSO A., Storia della Musica. VI. L’età di Bach e di Haendel, Torino, 1991, 184-185. ↩︎
  14. E non solo in ambito protestante. Un esempio recente di assolutizzazione dello strumento lo abbiamo visto nella recente riapertura della cattedrale di Notre Dame de Paris. L’Arcivescovo metropolita ha intessuto un lungo “dialogo” con l’organo che poi, dopo varie improvvisazioni (a dir poco discutibili) è stato benedetto. Ma il cuore del rito non era la riapertura del glorioso tempio? Invece sembrava che l’aspetto principale fosse benedire ed udire l’organo, non riaprire la vetusta cattedrale. Ma è l’organo a servizio del tempio e non l’incontrario! ↩︎
  15. Cit. in P. VICARIUS FORANEUS S. FLORENTII «Manuale novissium pro visitandis ecclesiis a Vicariis episcopalibus et Foraneis», in EL IX (1895), 657-658. Qui sono contenute anche tutte le indicazioni di come debbano essere le cantorie e di quando l’organo debba “pulsare”: cf. Ibidem, 658-664. ↩︎
  16. Altre cose, in verità, non hanno da offrire. La musica per i luterani diventerà la mediazione per eccellenza tra l’uomo e Dio. Poco importa che essi insistano nel proclamare solennemente l’unica mediazione di Cristo: proprio qui sta il paradosso. La Chiesa offre al Padre la Vittima che è il Mediatore stesso: i luterani, credendo di render onore a Dio, hanno tolto la Vittima e così facendo han tolto anche il Mediatore! Se il lettore avesse piacere ci impegneremmo a fare alcuni post su questo argomento evidenziando come lo stesso Corale, per la sua evoluzione teologico-dogmatica, sia poco adatto alla Messa gregoriana. ↩︎
  17. PIUS XII, Litterae encyclicae Musicae sacrae disciplina, III.: AAS 48(1956), 19.  ↩︎
  18. L’organo è certamente importante nella Sacra liturgia, conferendole onore e magnificenza, ma essenzialmente esso è accessorio e non fondamentale: il Rito sussiste tranquillamente anche senza. Ciò che non può mancare è il canto, sia gregoriano, sia polifonico. La Liturgia solenne ha bisogno del canto sacro che si è sviluppato come abito su misura sulla natura e sulla struttura dell’Ufficio e della Messa, rispettandone gli spazi, i ritmi, i silenzi, le pause, i tempi. Per questo il gregoriano rimarrà sempre la forma più perfetta e più adatta alla celebrazione solenne del Divin Sacrificio. Logico che, per sostenere il canto, così come per suonare nei momenti “liberi” la Chiesa ha avvocato felicemente a sé l’organo a canne che, a ben vedere, detiene il suo diritto di dimora nelle Sacre cerimonie ecclesiastiche.  ↩︎
  19. NABUCO J., Ius pontificalium, 287. Esistono molte testimonianze a favore di questo principio. Ad esempio, in Friuli, vi sono diverse chiese edificate nel XVIII sec. che hanno l’organo collocato o dietro l’Altare (Moggio) o in presbiterio su una o due cantorie (Tolmezzo, Treppo Carnico, Tricesimo). ↩︎
  20. RADULESCU M., Aspetti teologici dell’opera di Johann Sebastian Bach, Bergamo, 2000, 5. L’altare nel culto protestante non è più il perno di nulla: i due perni sono il pulpito e l’organo. E di questi due a conti fatti la parte del leone spetta all’organo, per il semplice fatto che, mentre dal pulpito avviene l’unico sermone del predicatore, l’organo interviene molte volte; all’inizio con Preludi o Toccate e con la Fuga alla fine del culto; preludia il Corale e ne sostiene il canto assembleare; pone in essere il Choralvorspiele di meditazione in preparazione o a commento dello stesso sermone ecc.. Se il sermone è al centro rituale (tutto ruota attorno al sermone) la vera importanza cultuale ed assembleare è data all’organo che commenta, predica, interviene ed esorta molto di più del pastore di turno! ↩︎
  21. THEOBALD C.- CHARRU P., La teologia di Bach. Musica e fede nella tradizione luterana, Bologna, 2014, 5.  ↩︎

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