Chi intenda conoscere il Friuli non può omettere la visita alla Basilica di Aquileia. Dedicata all’Assunta, la Basilica è stata la cattedrale dell’antica diocesi e patriarcato aquileiese. Degno di nota, oltre alla gloriosa storia patriarcale, è il fatto che in questa chiesa si tenne il Concilio di Aquileia del 381 che doveva fungere da omologo a quello costantinopolitano per i Vescovi occidentali1: sotto la guida di San Valeriano partecipò e dibatté il grande Sant’Ambrogio, mentre li ascoltava il futuro vescovo San Cromazio.
All’interno del sacro tempio troviamo tesori di autentica bellezza: la meraviglia per eccellenza è il pavimento musivo cristiano di epoca antica più grande di tutto l’Occidente (siamo agli inizi del IV sec. con il Vescovo Teodoro) ed anche la cripta (XI sec.) con il ciclo di affreschi (XII sec.) sulla vita dei Santi Martiri Ermacora, Protovescovo e Fortunato suo diacono. L’attuale edificio è quello voluto dal Patriarca Popone e da lui consacrato nell’anno 10312.

Ora, questa chiesa viene definita in diversi modi: c’è chi la chiama semplicemente “Basilica”, chi “Basilica patriarcale”, chi “Basilica minore”. Chi avrà ragione? Innanzitutto passiamo in rassegna le tre nomenclature.
- Che la chiesa di Aquileia sia Basilica non vi è ombra di dubbio: definirla semplicemente tale non è affatto un errore, ma è una dicitura incompleta.
- Chi la denota come “partriarcale” a cosa si riferisce? Non può essere un titolo effettivo per due motivi. A) Il titolo di Basilica Patriarcale compete di per sé alle quattro Sacrosante Basiliche Patriarcali (o papali o Apostoliche) Maggiori3 e alle due extra Urbem4: sono “le” chiese del Papa: non si applica, innegabilmente, al nostro caso. B) Tale appellativo si può utilizzare se la sede episcopale è retta da un Patriarca, come Venezia o Lisbona: San Marco fu così elevata nel 1821 quando la sede fu trasferita da Castello. Ma se anche queste ultime sono patriarcali, non sono Papali o Apostoliche: la portata semantica del termine “patriarcale” è sfumata. Anzi, pare che l’intervento romano sia determinante5. In ogni modo adoperare tale nomenclatura per Aquileia è impossibile perché non vi è più (sic!) nessun Patriarcato: chi lo usa lo può fare riferendolo al passato ed altri significati non possono sussistere.
- Chi la definisce minore6 la parifica a qualsiasi altra Basilica. Ma anche questo modo è erroneo, sempre per due motivi. A) Per Basiliche minori si intendono le antiche Basiliche romane che non siano quelle Maggiori7: ma Aquileia fu grande città di provincia romana non un sobborgo di Roma! B) Tale titolo viene concesso come onore “quasi sine interruptione”8 a un’infinità di chiese, santuari e cattedrali in giro per il mondo, sorti in epoche antiche o recenti, con storia antica o recente e fama sorta in egual modo: ma anche in questo caso non possiamo fare un raffronto poiché Aquileia nulla ha da spartite con queste vicissitudini.
Ma allora come definirla? Si tratta di una questione che pochi (o nessuno) oggi si pone: noi, sollecitati ancora una volta dall’enciclopedico Nabuco, rispondiamo che essa vada definita come Maggiore, partendo da dati certi e concreti e non da nostalgie o mistificazioni. La Basilica di Aquileia è una chiesa ornata di speciali privilegi. Così troviamo inciso in una lapide posta nel sacrario della Basilica: “Benedictus XIV P.M., suppressa patriarchali dignitate, Sanctae Sedi hoc Templum immediate subiecit, in basilicam erexit et munificentissime restauravit. A.D. M. DCC. LIII”9. Benedetto XIV, infatti, proclama:
“Cum vero Apostolica haec Sancta Sedes insignioribus quibusdam basilicis, libertatis et exemptionis, ac immediatae eidem Apostolicae Sedi subiectionis, privilegia impertiri consueverit, nos dictam Aquileiensem quondam patriarchalem ecclesiam pontificiae liberalitatis muneribus decorare volenles, dicta potestatis plenitudine, eamdem a futuri et pro tempore existentis Archiepiscopi Goritiensis, et cuiuscumque alterius Archiepiscopi seu Episcopi iurisdictione, in omnibus et per omnia per easdem praesentes eximimus et liberamus, ac perpetuis futuris temporibus exemptam, immunem et liberam, nobisque et successoribus nostris Romanis Pontificibus et huic Apostolicae Sedi immediate subiectam esse et fore decernimus”10.
Il Pontefice chiarise poi due cose importanti: 1. chiama la chiesa “basilicam olim patriarchalem” (al nr. 16): è Basilica, ma non è più patriarcale (vedi sopra le nostre sottolineature); 2. il Pontefice istituisce un Delegato apostolico per la Basilica affinché “studeant salubriter regere, feliciter gubernare, et provide conservare”: infatti essa è esente dalla giurisdizione dell’Arcivescovo di Gorizia e di qualsiasi altro Vescovo11.

Da questi elementi si comprende come il vetusto tempio cristiano aquileiese, se non può essere definito patriarcale12, non può essere definito men che meno Basilica minore. Infatti: “Titulus basilicae minoris, clero et populo accepptissimus, quo Summus Pontifex ecclesiam honorandam quodammodo facit suam, tempore Benedicti XIV, excipe forsan Ecclesiam de Aquileia […] non concedebatur et […] rado dabatur, sed saeculo nostro conceditur”13. L’uso di concedere tale benemerenza è recente: al tempo non veniva concesso, se si esclude, come poc’anzi letto, il caso di Aquileia. Ma questo non può essere un paragone. Il primo che concederà il titolo di Basilica minore ad una chiesa sarà Pio VI: egli, nel 1783, darà alla chiesa di S. Nicola a Tolentino tale onore con i privilegi delle altre Basiliche minori. Quali? Quelle dell’Urbe14. Anzi: non vi sono esempi nelle Bolle del XVIII sec. di altre concessioni simili a quella aquileiese e quando Pio VII vorrà decorare la cattedrale parigina utilizzerà non i termini di Benedetto XIV, ma quelli di Pio VI: Basilica minore15.
Possiamo, pertanto, sentenziare che “Benedictus XIV titulum Basilicae ecclesiae de Aquileia dedit, omisso verbo minoris”16: omesso tale aggettivo, vuol dire che essa è Maggiore, cosa – ribadiamo – ben diversa dall’essere Patriarcale o Apostolica, ma non per questo poco importante.
Il fatto di essere immediatamente soggetta al Romano Pontefice17, di essere esente dall’Ordinario del luogo, di avere un Delegato che faccia le veci della Santa Sede, ma sopratutto di essere la prima chiesa extra Urbem18 insignita del titolo di Basilica, ed ancor gli onori e le prerogative passate e presenti, fanno sì che essa sia da definire, a tutti gli effetti, Basilica Maggiore19.
Concludiamo con due auspici. Il primo è che un canonista ed uno storico si armino di buona volontà, studino la questione e difendano i principi e i privilegi della Basilica: solo così essa potrà essere autenticamente maggiore non solo a parole, ma nei fatti. Secondo che tutti noi riscopriamo la gloria della Basilica per riscoprire la gloria della fonte della nostra fede: “Plebs fidelis Hermachorae gratuletur in honore de quo Marci successore gaudet Aquileia”.
- Per una conoscenza elementare del Concilio di Aquileia cf: AA.VV., Il Concilio di Aquileia del 381 nel XVI centenario, Udine, 1980; AA.VV., Atti del Colloquio internazionale sul Concilio di Aquileia del 381 (Antichità Altoadriatiche, XXI), Trieste, 1981. Per uno sguardo storico generale cf.: PASCHINI P., Storia del Friuli, Udine, 19753 ↩︎
- Per la storia dell’edificio sacro e dei mosaici cf.: GIUSEPPE C. – LEHMANN T. EDD., La basilica di Aquileia. Der dom von Aquileia. Storia, archeologia ed arte. Geschichte, archäologie und kunst (Antichità Altoadriatiche, LXIX. I), Trieste, 2010; MENIS G.C., I mosaici cristiani di Aquileia, Udine, 1965; BELLAVITE A., La basilica di Aquileia tesori d’arte e simboli di luce, Portogruaro (Ve), 2017; VIANELLO A. – DE CLARA L. – PELLIZZARI G., Dalla salvezza di pochi alla salvezza universale. Breve guida ai mosaici della basilica di Aquileia, Udine, 2017. ↩︎
- In ordine di importanza: Arcibasilica del Ss.mo Salvatore (Lateranense), San Pietro (Vaticana), Santa Maria Maggiore (Liberiana), San Paolo fuori le mura (Ostiense). Vi sono dei criteri che le accomunano, tra cui: essere immediatamente soggette al Papa, essere da lui consacrate e festeggiate da tutta la cattolicità, avere il privilegio dell’altare e del trono papale, la porta Santa, essere rette da un Cardinale Arciprete, avere il titolo di Sacrosanta ed avere il Capitolo dei canonici. ↩︎
- Assisi e Poriziuncola. Loreto e il Santo sono di per sé santuari pontifici: cf. NABUCO J., Ius pontificalium, Tornacii, 1956, 235-236. ↩︎
- L’esempio veneziano ci suggerisce che è il Romano Pontefice a riconoscere comunque il titolo alla chiesa basilicale, anche se in essa vi è la cattedra del Patriarca. Così pure Lisbona nel 1716. ↩︎
- Cf. https://gcatholic.org/churches/italy/0076.htm (consultato il 15/03/2025). ↩︎
- Elenco in NABUCO J., Ius pontificalium, 239-241. ↩︎
- Ibidem, 241. ↩︎
- VALE G., “Storia della Basilica dopo il secolo IX”, 47-105 in Aa.Vv., La Basilica di Aquileja, Bologna, 1933 cit. in NABUCO J, Ius pontificalium, 237. ↩︎
- BENEDICTUS XIV, Bulla Iniuncta nobis. 15, in Iuris pontificii de propaganda fide. Pars prima. III, Romae, 1890, 456. ↩︎
- Ci rimettiamo al lavoro di qualche appassionato per capire se poi in effetti queste parole rimasero lettera morta o se vi fu, nel tempo, un Delegato pontificio. ↩︎
- In senso lato, forse (!), potrebbe essere definita “patriarcale” essendo di pertinenza del Papa o comunque sotto la sua speciale giurisdizione; tuttavia non è esatto definirla in tal modo per i motivi già sopra esposti tenuto conto anche di come non sia possibile una qualsivoglia similitudine tra la lateranense o la liberiana (ecc.) e la nostra. A conferma, anche la Basilica di San Lorenzo al Verano è patriarcale “sui generis”, poiché gli mancano i requisiti delle altre quattro basiliche. ↩︎
- NABUCO J, Ius pontificalium, 241. ↩︎
- Ibidem, 241. ↩︎
- Cf. Ibidem, 241. ↩︎
- Ibidem, 241. ↩︎
- E oggi? Che fine ha fatto la speciale giurisdizione del Papa? Vi sono modifiche canoniche alla questione? Non pare. Se così fosse il Romano Pontefice gode di tutti i diritti e le prerogative sul sacro tempio aquileiese. ↩︎
- Se si esclude Lisbona del 1716, ma a suo tempo Aquileia era ancora patriarcato e la Basilica autenticamente patriarcale: quindi non fa testo!. San Francesco in Assisi è del 1754, l’anno seguente, Loreto è del 1934, il Santo di Padova è del 1933, la Porziuncola del 1909. ↩︎
- Ed anche il Nabuco termina così il capitolo sulle chiese ornate di speciali privilegi, includendo tutte le Basiliche appena citate ed Aquileia: “Ceterae per Orbem ecclesiae […] titulo tantummodo basilicae minoris ornantur”: Ibidem, 238. ↩︎






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