Siccome alcuni hanno manifestato un particolare interesse riguardo alla questione dei banchi nelle chiese, vogliamo fornire ulteriori elementi per approfondire. In linea generale rimandiamo al precedente articolo “Sul modo di attendere ai sacri servizi”: sulla base di questo aggiungiamo quanto segue.
Premessa
L’uso dei banchi “era sconosciuto al cristianesimo fino alla seconda fase della riforma protestante (ove furono introdotti in ragione della mutata natura del servizio)”1. Vale la pena soffermarci su tale questione per nulla secondaria. Il fatto di avere o meno i banchi in chiesa dipende dalla funzione che essi hanno in rapporto a quanto avviene nello spazio sacro: ciò implica un differente modo di “stare”, di “vivere” quel luogo, quello spazio e quel tempo. Questa la necessaria premessa per capire le differenze tra la fede e l’eresia.
Differenze tra la fede e l’eresia
Differenze liturgiche. La Chiesa, nel tempio, celebra un atto sacrificale, l’atto sacrificale della Croce, atto rituale dinnanzi al quale si attende vigilanti e non assopiti e perciò in piedi o in ginocchio: questi sono gli unici due modi che la Chiesa conosceva dall’antichità per pregare e per celebrare. Da qui la norma del Canone XX del concilio di Nicea del 325 di pregare in piedi nel giorno del Signore2. Per i luterani e simili invece non c’è un’azione rituale non essendoci Sacrificio: quindi è normale che per adattare la postura a ciò che essi fanno, abbiano adottato i banchi. Questi servono per ascoltare, per meditare, per coltivare il rapporto intimo con il Signore: lo stare seduti implica l’esaltazione del sentimento religioso del singolo, cosa sconosciuta alla fede cattolica la quale, sebbene unisca gli animi dei fedeli nel Sacrificio offerto all’Altare, compie un’azione allo stesso tempo del singolo (sacerdote) e dell’intera Ecclesia.

Differenti tempistiche. Tutti sanno che le Messe solenni hanno bisogno di tempo, ma mai in modo eccessivo. Vi sono sì celebrazioni liturgiche particolarmente lunghe o complesse (come le Sacre Ordinazioni, le Messe pontificali, alcune Messe dell’anno liturgico come quella Crismale), ma sono casi delimitati e singolari. In una qualsiasi parrocchia dell’Orbe cattolico una Messa cantata dura un’ora o poco più, e circa così una solenne3: quindi, per una persona fisicamente sana, è fattibile stare un’ora in piedi.
Non così per il culto protestante: esso dura molto di più. Se infatti tutto è concentrato sulla predica e sulla musica e non sull’azione sacrificale i tempi si allungano. Come mai? Perché il sacrificio è ritualizzato sacramentalmente, ha un Ordo serrato, è formato da tre parti (oblazione, immolazione, comunione) fisse: non si può eludere da tale struttura, non si può dilatare o dilazionare. Nel culto protestante, invece, le elusioni ci possono essere eccome. Basti pensare solo a quale brano organistico si voglia preludiare prima del Corale4: suonare un preludio di J. Pachelbel non sarà la stessa cosa che eseguirne uno di F. Tunder5. Questo è ovvio se si comprende la struttura dell’Hauptgottesdienst (il culto solenne protestante): con sette interventi dell’organo si comprende già quanto andranno avanti le lancette degli orologi e quanto saranno necessari i banchi. E stiamo parlando solo dell’organo: manca tutto il resto (sermoni, cantate, ecc.)6.
Ci concediamo ancora alcune righe per enfatizzare il concetto. Prendiamo ad esempio la Lipsia al tempo di J.S. Bach (quindi almeno 200 anni dopo Lutero, con un impianto liturgico ormai consolidato e definito). Per un cittadino luterano la domenica era davvero il giorno consacrato al Signore perché non aveva letteralmente tempo di fare altro! “Il fedele […] sin dalle primissime ore del mattino era chiamato in chiesa e vi si tratteneva per ore (lo Hauptgottesdienst nelle chiese principali durava 3-4 ore, dalle 7 alle 11); l’ufficio del Vespro, poi, lo richiamava nel primo pomeriggio per un altro paio d’ore”7. Si capisce che, se in chiesa si sta almeno 5 se non 6 ore, i banchi sono necessari. Ma non finisce qua: uno può pensare che così fosse l’ufficio solenne domenicale. In realtà anche i giorni feriali non erano difformi: “Non meno di un’ora, era prescritto, doveva durare la predica ordinaria dei giorni feriali […]. Quando l’oratore saliva sul pulpito il culto era già iniziato da una buona ora e dalla ripresa […] un’altra ora sarebbe trascorsa”8. Per fortuna che ci sono i banchi: chi starebbe un’ora in piedi ad ascoltare il sermone del pastore?
Differente uso dello spazio. “Il modo di stare in chiesa dei fedeli ha subito cambiamenti nel tempo: nei primissimi secoli […] i cristiani assistevano ai divini servizi volti gli uni verso gli altri dalle due parti opposte della navata […] e voltandosi a Oriente solo per determinati momenti della preghiera”9. Altra differenza enunciata: vi è un modo completamente differente di intendere e “riempire” lo spazio sacro. Le chiese dovrebbero avere le navate vuote, anzi, meglio, avevano le navate vuote. Ciò è determinato dall’orientamento della preghiera liturgica: ci si rivolge ad oriente, al Sole che sorge (cf. Lc 1,78), a Cristo Signore, e tutti si ritrovano, vivono, “stanno” in questo orientamento in una determinata postura interiore e perciò esteriore. Vi sono diverse ipotesi riguardo alle chiese primitive, che affermano come “la congregazione occupava soprattutto le navate laterali. […] La navata centrale sarebbe rimasta libera per i gesti liturgici […]. Di conseguenza, nelle basiliche con l’ingresso verso est, i fedeli non stavano direttamente di fronte all’altare, ma neppure volgevano le spalle a questo”10. Per contro “è opinabile, almeno nel caso, delle grandi basiliche, il fatto che i fedeli, durante la liturgia eucaristica restassero in piedi soprattutto nelle navate laterali; queste, infatti, venivano usate anche per funzioni extra litrugiche […]. De Blaauw, nella sua ricostruzione della prima basilica Laterna, ha identificato un lungo corridoio […] che serviva al clero […] lasciando così il resto della spaziosa navata libera per i fedeli”11.
In ogni caso si evidenziano due elememti importanti: che i fedeli stavano in piedi e tutti “coram Deo”. Questi due elementi ci ricordano quindi che i banchi non potevano trovare “spazio” nello spazio sacro: infatti l’uso banchi è contrario alla prassi liturgica dello stare in piedi, ma anche contrario all’orientamento liturgico. E anche quando prevarrà in tutto l’Orbe il concetto dell’orientamento dell’abside (a cui si adeguerà perfino Roma e non viceversa) non verrà meno la valenza del tema della postura dei fedeli: prima, in piedi, pregavano verso oriente; ora in piedi pregano verso l’abside orientato e l’Altare, nuovo fulcro dell’azione sacra. Si comprende perciò che anche nel caso in cui, come è noto, l’abside sia orientato, ciò non giustifica l’adattamento e la comodità posturale, ma rafforza il concetto che si debba rimanere in piedi perché siamo nel mezzo dell’azione rituale.
Ben diversa l’occupazione degli spazi in ambito luterano: il protagonista del culto non è Dio in fin dei conti, bensì la Congregazione: essa agisce, essa medita, essa canta ecc.. In questo caso l’orientamento non ha semplicemente alcun senso. Per cui i banchi possono trovare comodamente il loro spazio.

Eccezione cattolica. Fin qui si è detto, per parte cattolica, del Divin Sacrificio. Diverso è il caso dell’ufficio divino in coro, detto anche appunto Ufficio di coro, nome che rammenta il luogo fisico-spaziale in cui i monaci o i chierici si ritrovano per le Ore canoniche. In questo caso gli stalli del coro sono cosa ottima: infatti vi è una differente modalità di attendere all’Ufficio divino rispetto a quello della Messa. Il canto, il silenzio, la supplica, il rigore (spirituale e atmosferico12), l’uso dei libri liturgici in comune, la forma comunitaria della preghiera e proprio i tempi prolungati richiedono un modo differente di vivere quello spazio e quel tempo liturgico.
Esagerazioni
Da quanto detto finora è evidente come l’uso dei banchi generi una questione sui cui riflettere: essi sono estranei alla liturgia poiché non necessari (se non fuorvianti) al modo in cui i fedeli debbano attendere ai Sacri Riti. Pensiamo poi alle esagerazioni che, nel corso dei secoli, sono emerse. Ci riferiamo ad esempio a quello che viene definito il “diritto del banco in chiesa”. Sappiamo dell’uso invalso in molti luoghi di siglare col nome della propria famiglia un banco o un posto di un banco di chiesa. Ciò era già in uso per i nobili i quali erigevano ed allestivano balconate per assistere alla S.Messa. Ma anche tra i fedeli si è sviluppata questa moda. Ebbene: quest’“uso” in realtà si configura come un diritto giuridico vero e proprio, inerente a tutti gli effetti all’ambito del Diritto pubblico. L’enunciato del diritto è il seguente: “Questo diritto si estrinseca nella facoltà che alcuno ha di valersi, ad esclusione di altri, e durante il servizio religioso, di un banco, proprio o della chiesa, posto in un determinato luogo di essa e di contrassegnarlo col nome, o con emblemi che indichino la concessione. Esso è perpetuo, trasmissibile, inalienabile, e revocabile dall’autorità ecclesiastica che ne ha operato la concessione”13. É un diritto regolato da norme specifiche a seconda dei territori14. Si tratta senza dubbio di una concessione, che però ha generato, se non un abuso, certamente un’esagerazione: il fatto che un singolo individuo abbia il “suo” posto.
Non vogliamo dare un giudizio morale sulla questione, anche perché nel caso uno abbia effettivamente contribuito alla realizzazione del manufatto con i propri danari, ha certamente anche un diritto al suo uso. Diamo però un giudizio liturgico: avere il posto fisso, “fissa” ancora di più il problema della funzione del banco in chiesa. Non solo i banchi non dovrebbero esserci, ma addirittura essi sono numerati, identificati, blasonati: tutto questo non giova all’autentico spirito liturgico.
Così come accade che i banchi “soffochino” gli altari. In foto potete vedere un esempio. E di esempio simili ce ne sono diversi. Ora, anche se questo non è l’altare maggiore, è pur vero che è sempre un Altare. E un Altare sarà sempre più importante dei banchi. Perché allora non aver lasciato più spazio all’Altare e meno ai banchi? Qui si intravvede quel famoso principio di “adattamento” pastorale, nel senso più pratico del termine.

Giustificazione
È quantomai utopico pensare che dalle nostre chiese spariscano i banchi. Forse non è nemmeno necessario, se riscoprissimo in modo adeguato i principi della tradizione liturgica riguardo alle posture a all’orientamento. Forse non è nemmeno corretto, perché, nel corso del tempo, l’ingegno umano ha prodotto manufatti di autentica bellezza, con intagli, fregi, sculture, intarsi15: non è possibile gettare al vento tanto valore, frutto di cristiani animati da autentica devozione per la casa di Dio, lavori finanziati il più delle volte da povera gente che dava del suo per ornare le proprie chiese.
Anzi, diciamo pure, che oggi forse i banchi sono necessari. Se infatti un tempo i cristiani sapevano dare valore allo stare in piedi e allo stare in ginocchio, oggigiorno in molti non lo sanno più fare. Il banco può certamente diventare una tentazione a sedersi, inconsapevoli del Rito e del Sacrificio, ma può anche essere d’aiuto per insegnare l’importanza dell’inginocchiarsi per adorare la Maestà divina – essendo i banchi già dotati di inginocchiatoio- e anche per i piccoli, per ammaestrarli sul dovuto contegno del corpo e dello spirito, necessari durante la Santa Messa16. Se già i cristiani non si inginocchiano su comodi banchi, figuriamoci chi si inginocchierà sulla pietra o sul marmo! Naturalmente l’autentico cristiano lo farà lo stesso, ma tutti constatiamo il basso livello di devozione che serpeggia tra i cattolici.
Come fare allora? Recuperare i principi liturgici. Essi, se accettati e compresi, indirizzeranno il corpo e la mente dei fedeli a partecipare ai Sacri Riti in maniera adeguata, banchi o no che siano.
- https://dirigaturdomine.com/2025/03/03/sul-modo-di-attendere-ai-sacri-servizi/ (consultato il 5 aprile 2025) ↩︎
- “Poiché vi sono alcuni che di domenica e nei giorni della Pentecoste si inginocchiano, per una completa uniformità è sembrato bene a questo santo sinodo che le preghiere a Dio si facciano in piedi”. ↩︎
- Se consideriamo che la predica non rientra nell’azione rituale vera e propria una Messa dura ancora meno! ↩︎
- Rimandiamo qui all’articolo del nostro blog “Sul luogo dell’organo” che tratta anche di questo. ↩︎
- Il primo componeva solitamente pezzi brevi, mentre del secondo, in pieno alveo dello stylus phantasticus, abbiamo preludi corali anche di più di 10 minuti. ↩︎
- Eccone la struttura: 1) Liturgia della Parola: Preludio d’organo/Corale (assemblea)/Introduzione al Kyrie (una toccata)/Kyrie e Gloria (soli, coro ed orchestra)/Colletta/Epistola/Inno graduale (assemblea)/Vangelo/Introduzione alla Cantata (solitamente una breve toccata)/ Cantata sul tema liturgico (e sulle Scritture) della celebrazione corrente (soli, coro ed orchestra)/Credo (assemblea)/ Saluto e ammonizione/Corale per organo/Corale che introduce la predica (assemblea)/Sermone/ Corale per organo/Inno di ringraziamento (assemblea); 2) Liturgia della cena: Preludio d’organo/Prefazio/Sanctus (soli, coro ed orchestra)/Padre Nostro/Racconto dell’istituzione/Corale per organo/Cantata per la comunione (soli, coro ed orchestra)/Corale per organo/Inno (assemblea)/ Corale per organo/Corale per l’Agnello di Dio (assemblea)/Comunione/Canto del Post communio/Orazione dopo la Comunione/Formula di benedizione e congedo/Corale per organo/Inno finale (assemblea)/Grande pagina libera per organo (preludio, toccata, fuga, fantasia); cf. CERVELLI A., Bach ieri, Bach oggi. Un musicista barocco luterano nell’odierna liturgia cattolica?, Firenze, 2015, 57-58. ↩︎
- BASSO A., Frau Musika. La vita e le opere di J.S. Bach. II. Lipsia e le opere della maturità (1723-1750), Torino, 1983, 34. ↩︎
- Ibidem, 38 ↩︎
- https://dirigaturdomine.com/2025/03/03/sul-modo-di-attendere-ai-sacri-servizi/ (consultato il 5 aprile 2025). ↩︎
- LANG U.M., Rivolti al Signore. L’orientamento nella preghiera liturgica, Siena, 20082, 58. ↩︎
- Ibidem, 60 ↩︎
- Gli stalli lignei del coro aiutano senza dubbio a temperare il rigore invernale in una chiesa fredda ↩︎
- https://www.treccani.it/enciclopedia/banco-in-chiesa_(Enciclopedia-Italiana)/#google_vignette (consultato il 5 aprile 2025). ↩︎
- “Speciali norme di legislazione civile si hanno in Liguria e nei paesi dell’antico ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, dove vige il decreto napoleonico 30 dicembre 1809, il quale dispone (art. 68) che la concessione di banco in chiesa sia fatta dalla fabbriceria e sempre per un tempo determinato, non maggiore della vita del concessionario, salva un’eccezione portata dall’art. 72 nei riguardi del fondatore e del benefattore di una chiesa, che non modifica tuttavia la sostanza dell’istituto. Nel Lombardo-Veneto, in virtù dei dispacci 7 marzo 1822, 13 marzo 1842 e 7 gennaio 1847, le concessioni non comportano mai servitù di spazio o posto determinato, sono subordinate all’esercizio delle funzioni sacre e al comodo del popolo, e debbono essere approvate dall’ordinario e dal governo. Per entrambe le forme legislative citate è dunque esclusa l’ipotesi che sia posto in atto un diritto reale, suscettivo di azione possessoria”: cf. Ibidem (consultato il 5 aprile 2025) ↩︎
- Vedasi, ad esempio, l’immagine di copertina di questo articolo: è la foto dei pregevoli banchi della Stadtpfarrkirche di Steyr (OÖ). ↩︎
- Un sacerdote ci ha raccontato che, essendo giunto nella sua nuova parrocchia, aveva tutti i bambini in presbiterio (sic!) accanto alla mensa (sic!) e che, ad un certo punto, li ha tutti mandati nelle prime file dei banchi. In poco tempo il banco è servito per contenere l’esuberanza psico-fisica dei bambini (i quali prima in presbiterio giocavano!), e, assistiti dai catechisti, hanno imparato ad inginocchiarsi per tutto il tempo del Canone! ↩︎






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