Molto spesso può essere capitato a diverse persone di ricevere gli auguri di “buon anno” in occasione della prima Domenica di Avvento, come se questa data costituisse una sorta di “capodanno” che si sente la necessità di “opporre” alla festa del primo gennaio, spesso considerata quasi pagana. Lo stesso Missale Romanum sembrerebbe a prima vista avvallare questa concezione, giacché, come tutti sappiamo, il proprio del tempo comincia appunto con la Prima Domenica di Avvento. Tuttavia, chiunque di noi abbia avuto l’occasione di prendere in mano e sfogliare un Messale o un Breviario, avrà sicuramente notato che il Kalendarium posto all’inizio di questi testi liturgici inizia, invece, con il mese di gennaio. Inoltre, l’antico inno del Te Deum viene tradizionalmente intonato l’ultimo giorno dell’anno, il 31 dicembre, non certo la vigilia dell’Avvento.
A monte di questa curiosa e apparente contraddizione, v’è principalmente una ragione storica.

Innanzitutto possiamo partire dal considerare che nei primi secoli la data dell’inizio dell’anno liturgico era senza dubbio quella della Pasqua, in piena continuità con la tradizione giudaica: lo stesso Sant’Agostino nel suo trattato Contra Faustum 18,5 ce ne dà prova: Pascha vere anni principium, primi mensis exordium. Tuttavia, dal momento che già dal Concilio di Nicea s’era stabilito che la Pasqua dovesse essere una festa mobile, fu presto necessario adottare un sistema diverso: come vedremo, la scelta cadde, sia in Oriente che in Occidente, sul calendario civile già in uso nel luogo.

Per dipanare questa curiosa matassa, potremmo quindi iniziare concentrandoci proprio su quelle che sono le liturgie e le tradizioni orientali e, in particolare, quella bizantina. In effetti, nel calendario ecclesiastico bizantino, nella giornata del 1° settembre si svolge la celebrazione della cosiddetta Ἀρχή τῆς Ἰνδίκτου, ossia della Festa dell’Indizione1. Tale festa costituisce, infatti, il capodanno vero e proprio per il mondo orientale, sia liturgicamente che civilmente. Infatti, nell’Impero bizantino il 1° settembre era il giorno in cui iniziava l’anno civile e tale giornata fu adottata anche per l’inizio del calendario liturgico. Specularmente a quanto dettosi per il Rito Romano, inoltre, anche il Τριῴδιον (Triodion), il libro liturgico contenente i propri della liturgia, incomincia da una data differente dall’inizio del calendario, ossia quella della Domenica del Fariseo e del Pubblicano, che si colloca ventidue giorni prima che abbia inizio la Grande Quaresima, mentre il Lezionario inizia con la Pasqua, sul modello degli antichi lezionarî, tra i quali si può citare il Lezionario palinsesto di Wolfenbüttel (il più antico a noi giunto), in cui le letture cominciano proprio con la notte di Pasqua per terminare con il sabato santo.

Come possiamo comprendere da quanto fin qui detto, risulta evidente che la disposizione del ciclo temporale non ha, di per sé, valore di calendario e che le due cose sono dunque separate per quanto si rischi oggigiorno sempre più di confonderle tra loro. Se il calendario riportato all’inizio del Breviarium Romanum ha, infatti, inizio dalla data del 1° gennaio, ciò è dovuto ad una ragione estremamente semplice e analoga a quanto rilevato per il calendario bizantino: l’anno romano, all’incirca dal II a.C.2, iniziava con il primo giorno di gennaio. Infatti, sebbene secondo l’antico calendario istituito da Romolo il primo giorno dell’anno coincidesse con il primo di marzo3, dal momento che i consoli eletti assumevano la loro magistratura nel mese di gennaio e che dal loro nome veniva denominato anche l’anno in corso, venne in seguito stabilito che il primo mese dovesse essere, per l’appunto, quello di gennaio.
In questa data fu, dunque, fissato l’inizio dell’anno civile4 nella Città di Roma e così rimasero le cose fin anche nel Medioevo e nelle epoche seguenti. Per questa ragione, il calendario liturgico ufficialmente adottato dalla Chiesa Latina ha inizio con il primo di gennaio.

Come ulteriore testimonianza di questo fatto, possiamo pensare alla Proclamatio festorum mobilium, ossia la proclamazione delle feste mobili del nuovo anno che si svolge nelle chiese cattedrali ogni 6 gennaio. Non è un caso, infatti, che la data nella quale vengono proclamate la Pasqua e le altre festività principali dell’anno sia proprio coincidente con l’Epifania, prima grande festa (con ottava privilegiata) dopo il 1° gennaio.

Ma allora per quale ragione il ciclo delle feste ha inizio con l’Avvento?

La ragione è estremamente semplice e di ordine eminentemente pratico: il Natale, come avremo infatti modo di approfondire prossimamente, è una festa che compare nel calendario liturgico attorno alla metà del IV secolo (la Depositio Martyrum filocaliana del 354 è la prima forma di calendario a fissare la data del Natale al 25 di dicembre) e l’introduzione di tale festa e del Tempo di Natale proprio a cavallo tra i mesi di dicembre e gennaio avrebbe reso estremamente scomodo far incominciare un ciclo di feste con il primo dell’anno. La successiva caratterizzazione del tempo precedente al Natale come un tempo penitenziale, l’Avvento appunto, rendeva molto sensata e logica la scelta di far incominciare proprio con tale periodo il ciclo festale romano.

Infine, a riprova del fatto che il tempo dell’Avvento non costituisse originariamente di per sé l’inizio di un nuovo anno, si può provare a fare un raffronto delle letture dei vangeli che vengono proclamati nella XXIV Domenica dopo Pentecoste e nella Prima di Avvento: a nessuno può sfuggire la continuità tematica delle due letture, ovverosia la fine dei tempi, argomento che, tra l’altro, poco si adatterebbe all’inizio di un nuovo anno: questo è una chiara dimostrazione di come originariamente l’Avvento altro non fosse che la continuazione delle domeniche dopo la Pentecoste (sul carattere e sull’origine dell’Avvento avremo sicuramente modo di occuparci in futuro).

Dopo questa breve analisi della questione, potremmo dunque trarre una conclusione, ovvero che con l’Avvento non inizi propriamente un nuovo anno liturgico, nonostante così comunemente si creda, bensì inizia semplicemente un nuovo ciclo festale. La data di inizio dell’anno liturgico vero e proprio, invece, secondo il calendario romano rimane quella del primo di gennaio.

  1. https://traditiomarciana.blogspot.com/2022/09/la-festa-dellinizio-dellindizione-un.html ↩︎
  2. L’esatta data in cui gennaio diventò il primo mese dell’anno romano è tutt’ora oggetto di discussioni tra gli storici. Si possono, tuttavia, rilevare due ipotesi principali: secondo lo storico Theodor Mommsen, infatti, fu con la Lex Acilia del 191 a.C., la Lex consularis de intercalando, che venne effettuato il passaggio; tuttavia l’attendibilità storica di tale legge è incerta, come fu notato anche dallo storico italiano Ettore Pais. Dal canto suo, invece, lo storico inglese James Gow, partendo dalla consapevolezza che dal 154/3 a.C. con Quinto Fulvio Nobiliore i consoli cominciarono ad assumere la loro magistratura nel mese di gennaio e che da essi prendeva il nome l’anno, affermò che all’incirca da questa data “ben presto invalse l’uso di considerare gennaio come il primo mese”. In ogni caso, la questione resta irrisolta. ↩︎
  3. Il primo calendario romano fu istituito da Romolo secondo la tradizione ed aveva dieci mesi, incominciando con marzo e terminando con dicembre. La riforma del calendario apportata da Numa Pompilio portò tale numero a 12, con l’aggiunta, per l’appunto di gennaio e di febbraio, ma non andava di fatto a spostare l’inizio dell’anno che per alcuni secoli restò fissa al primo di Marzo. ↩︎
  4. L’anno sacerdotale degli antichi, invece, conservò sempre l’antica data di marzo quale inizio. ↩︎

Una risposta a “Il calendario liturgico inizia davvero in Avvento?”

  1. Ciò è esattamente così, come si può osservare nei più antichi libri liturgici romani sopravvissuti. Il Sacramentario Leoniano inizia con il mese di gennaio (le pagine fino ad aprile sono mancanti, ma l’opera si conclude con dicembre), mentre i sacramentari Gelasiano e Gregoriano, insieme a tutti i loro derivati carolingi, aprono con la Vigilia di Natale. Anche i più antichi lezionari (Würzburg e Murbach) iniziano con il Natale.

    Interessante è il fatto che i primi libri liturgici a iniziare con l’Avvento sembrano essere i Graduali. I più antichi Graduali, trascritti nell’Antiphonale missarum sextuplex di Dom Hesbert, tutti risalenti al IX secolo, si aprono con la prima domenica di Avvento. Il celebre tropo dell’Introito Ad te levaviGregorius praesul, fu probabilmente composto anch’esso nel IX secolo. Non sono certo di quale sia la ragione che ha portato i Graduali a scegliere di iniziare con l’Avvento, né quando il resto dei libri liturgici abbia adottato questa consuetudine.

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