Uno dei motivi che ci hanno indotto a dare avvio a questo blog è quello di approfondire e diffondere il patrimonio dell’antico canto cd. “patriarchino”, composto da melodie di trasmissione prettamente orale, di tradizione secolare e di caratteristica originale. Non ci soffermeremo ora su questo tema, preferendo trattare di un rito ad esso collegato e molto attuale in questi giorni: la novena del Natale in Friuli con il tradizionale canto del Missus. 

Infatti, tra i riti che possiamo definire “ereditati” dall’antico patriarcato di Aquileia, troviamo anche la Novena di Natale, che si caratterizza per due elementi propri: il primo è la data di inizio, ossia il 15 dicembre, e il secondo è il canto del brano evangelico dell’Annunciazione (Lc 1,26-38).

Riguardo a questo inizio così “precoce” (rispetto alle “convenzionali” Novene di Natale), poco si può dire poiché gli indizi storici scarseggiano: ipoteticamente potrebbe derivare dalla volontà di non offuscare la  celebrazione della Vigilia del Natale del 24 dicembre con le sue caratteristiche proprie1. Il contenuto storico-teologico del secondo aspetto, forse, getterà luce sulla ragione per cui la Novena termina il 23 dicembre: ciò accade ancora oggi in tutte le chiese del Friuli. Trattiamo quindi la genesi del Missus, affermando sin da subito le radici antiche e squisitamente aquileiesi di tale rito. All’origine vi è per certo la drammatizzazione del racconto biblico. Nel Medioevo, infatti, prendono forma i cd. “misteri“, ovvero delle rappresentazioni sacre a cavallo tra liturgia e drammaturgia che venivano allestite per lo più sulle piazze del paese ove si mettevano in scena i principali eventi salvifici2. Ad essi vanno associati i veri e propri “drammi sacri”, particolarmente diffusi ed apprezzati in territorio aquileiese3. Il musicologo P. Ernetti (O.S.B.) ritiene perfino che il dramma sacro sia nato proprio ad Aquileia ed è per questo che, almeno fino alla soppressione del rito aquileiese, tale forma (para)liturgica sia stata così valorizzata in terra friulana. Infatti, “il Dramma sacro (con i documenti finora reperiti) è nato ad Aquileia verso il VI-VIII secolo e dai Responsori ed Antifone dialogate”4. Ciò viene asserito sulla base del codice 234 della Biblioteca Arcivescovile di Udine (databile tra il VII e l’VIII secolo5) il quale contiene quattro drammi sacri, tra cui l’Annunciatio. A tal riguardo, nel Processionale cividalese CI del XIII secolo, si trova che, per il giorno dell’Annunciazione, si svolgeva una particolare processione nella quale si conferma lo svolgimento della rappresentazione sacra dell’Annunciatio: “Giunti al Forum, il Diacono cantava il Vangelo dell’Annunciazione: Missus est Angelus… E quindi aveva luogo una delle numerose […] Rappresentazioni  sacre. «Est fit Representatio Angeli ad Mariam»”6.  

Incisione (XIX secolo) che illustra la messa in scena di un “mistero” nel Medioevo

Si trattava di un autentico rito sacro, o, meglio ancora, di una manifestazione rituale religiosa composta da un vera cerimonia liturgica (una processione) ed una  rappresentazione sacra “messa in scena” in tale contesto. Pur non essendo solamente  aquileiese, ma diffuso nel Medioevo in tutto il continente, il “dramma sacro” si è ben  radicato nella cultura e nel sentire del popolo friulano. Evolvendosi è così sopravvissuto, abbandonando l’aspetto drammaturgico ma mantenendo quello rituale e sacrale. In questo modo potremmo spiegare come l’Annunciatio sia passata alla Novena natalizia  contestualmente all’abolizione del Rito patriarchino. Proibiti i drammi sacri (per  l’adozione del nuovo rito romano) si suppone7 che il Patriarca F. Barbaro abbia traslato la  rappresentazione dell’Annunciazione nella Novena di Natale da lui istituita e che da  Udine tale uso si sia poi diffuso, dal XVI secolo in poi, in tutte le terre del Patriarcato. Ma perché tale scelta? Perché unire tale rappresentazione al tempo di Avvento e alla Novena? Come giustificare non tanto la scelta del Barbaro, quanto più l’uso di tale pericope evangelica? Quanto detto in precedenza circa la “Representatio angeli” accadeva il giorno dell’Annunciazione (25 marzo). Sappiamo altresì che nel rito aquileiese l’Avvento -come da struttura gelasiana- aveva cinque domeniche e che il Vangelo della V  domenica era quello dell’Annunciazione, così come attestato dall’aggiunta del Capitolarum evangeliorum (anteriore al sec. VIII) nel Codex Rehdigeranus del VI secolo. In esso si legge: “Quinta dom euangelium sec. lucan : cap II : Mense sexto messus est angel(us) gabrihel8. Rinveniamo pertanto un primo indizio a suffragio del canto della pericope lucana che oggi diciamo Missus (e che anche il Capitularium così lo intitola): unendo l’antico elemento liturgico del temporale aquileiese (vedasi il Rehdigeranus) al dato drammaturgico  altomedievale (le rappresentazioni sacre) possiamo affermare “l’importanza data, nella […] tradizione aquileiese, al «Missus»”9 e comprendere il suo sviluppo nei tempi successivi. Stando al fatto che le Domeniche di Avvento “patriarchine” terminano con l’Annunciazione, non è difficile  sostenere che il primo valido motivo per cui il Missus è passato alla Novena di Natale è dovuto proprio al fatto che tale Vangelo fosse proprio dell’ultima domenica avventizia10.

Vi è ancora un elemento da indagare, quello prettamente mariano che l’Annunciazione ci ricorda. La Vergine è l’icona perfetta dell’Avvento, Ella che, annunziata dall’arcangelo, accoglie il Suo Signore e Dio che si fa carne nel Suo grembo. Il ruolo della Vergine nell’Incarnazione rientra in quel corretto senso liturgico di immediata preparazione al  Natale che Aquileia condivide con Milano: anche nel rito ambrosiano si ha notizia di questa caratteristica mariologica. Il Messale Ambrosiano conosce infatti un’”Alia Missa ad  Sanctam Mariam ad circulum11 come seconda Messa della VI domenica di Avvento: “l’ultima  di queste domeniche o Dominica VI Adventus è consacrata alla SS. Vergine, festa che  anticamente era intitolata «Annunciatio B.V. Mariae»”12

Ricapitolando: è molto plausibile sostenere che, soppiantato il rito patriarchino dal rito romano13, affinché sopravvivesse qualcosa dell’antica tradizione liturgica della chiesa di Aquileia, il Missus sia stato traslato alla novena del Natale, con  profonda soddisfazione del popolo che nel racconto dell’Annunciazione trovava un adeguato compimento del cammino dell’Avvento e che vedeva nella Vergine l’immagine più vera ed adeguata di accoglienza del Verbo. Per quanto concerne il rito della Novena, essa compare in uno dei vari Benedizionali dell’Arcidiocesi Metropolitana di Udine per le preci “coram Ss.mo” sotto il titolo “Novendiales supplicationes ante festum Nativitatis D.N. Jesu Christi14. Che il Missus ne costituisca la  parte più caratteristica è palese: non a caso esso è, infatti, posto subito all’inizio come perno della Novena.  Successivamente, troviamo tre invocazioni alla Vergine, le litanie Lauretane, due orazioni, quella propria  dell’Annunciazione (“Gratiam tuam“) e quella dell’Avvento (“Excita, quaesumus Domine“), più le collette imperate. Degno di nota è anche il responsorio che si canta tra una supplica e l’altra: “Jesus Christus propter nostram salutem incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine: et homo factus est, venite adoremus!15, ripreso dal Credo della Messa; è una felice confessione di fede in canto che permette di cogliere il senso primariamente cristologico della Novena, orientandone così il dato mariologico (presente più che altro nelle  invocazioni e nelle Litanie).  

Concludiamo auspicando che il lettore, (soprattutto di terra friulana) riscopra ed  apprezzi il Missus valorizzando così l’antico patrimonio liturgico proprio, da cui in qualche  modo esso discende come residuato dell’Avvento aquileiese: non è solo parte di una  Novena, ma costituisce un riflesso -seppur timido- di ciò che era caratteristica propria del Rito patriarchino che sopravvive ancora oggi. 

N.B. In un altro post che pubblicheremo in tempi brevissimi, proporremo ai lettori le  melodie conosciute del Missus secondo gli antichi toni “patriarchini”.

  1. Per non offuscare l’hodie teologico di quel giorno? Cf. Introito della Messa vigiliare. ↩︎
  2. Missus est. Celebrazione della Novena di Natale in Friuli (COMMISSIONE LITURGICA DIOCESANA, ed.), 2
    Udine, 2012, 8. ↩︎
  3. Statim cantatur Evangelium cum ludo“: cf. Processionale cividalese CII, op. cit. in PAPINUTTI E., Il Processionale Cividalese, Gorizia, 1972, 90. Il tema liturgico della festa era letteralmente rappresentato ai fedeli in forma drammaturgica affinché risultasse istruttivo ed appagante allo stesso tempo. ↩︎
  4. Canti sacri aquileiesi della tradizione orale (ERNETTI P. o.s.b., ed.), in Jucunda laudatio XVI.XVII (1978-1979), 22. ↩︎
  5.  Il codice “si apre proprio (mutilo) a metà pagina, con il Dramma che noi chiamiamo «Visitatio 5 sepulchri», con neumi in campo aperto, assai rudimentali e primitivi e con scrittura letteraria  precarolina locale”; Ibidem, 31. “Si dati pure il codice anche un secolo o due secoli dopo, saremo  sempre in prima fila, contro tutte le asserzioni di certi storici di oltralpe”: Ibidem, 31. ↩︎
  6. PAPINUTTI E., Il Processionale Cividalese, 90. Da notate che la processione qui non si dirigeva verso una chiesa, ma al “forum“, sulla piazza, proprio per la grande rappresentazione sacra. Terminata  quest’ultima si tornava in chiesa al canto del Te Deum↩︎
  7. Gli storici locali ne trattano, ma restano sempre sul terreno delle ipotesi. Cf. VALE G., Il «Missus» in Friuli, in FRANZ V., Missus IV a due voci uguali e coro con accompagnamento d’Organo od Armonium,  Udine, 1905. Anche in tempi più recenti la convinzione è la stessa: “Grancj studis e ricercjis no son  mai stâts fats, a part un articulut di mons. G.Vale dal 1905http://furlansdidoman.blogspot.com/ 
    2012/12/il-missus-la-tradizion-musical.html
    (consultato il 14/12/2024); trad. it.: “Grandi studi e  ricerche non sono mai state fatte, a parte un articoletto di mons. G. Vale del 1905”. ↩︎
  8. Op. cit. in Codex Rehdigeranus. Die vier Evangelien nach der lateinischen Handschrift R 169 der Stadtbibliothek Breslau (VOGELS H. J., ed.), Collectanea biblica latina. II., Roma, 1913, 95. Vedasi  l’originale in cop. anastatica in https://www.librideipatriarchi.it/libri/codex-rehdigeranus-1208/#data-fancybox, foglio 92, rigo 9-10 (consultato il 12/12/24). Cf. MORIN G., L’année liturgique à  Aquilée antérierment à l’époque carolingienne d’après le Codex Evangeliorum Rehdigeranus, in Revue  béneédectine XIX (1902), Abbaye de Maredsous, 3. ↩︎
  9. Canti sacri aquileiesi, 22. ↩︎
  10.  Addirittura “da indizi storici, pare si celebrasse anche la festa dell’Annunciazione in questa domenica”: Ibidem, 22. ↩︎
  11. Missale Ambrosianum, ex tyipis Leonhardus Pachel, Milano, 14992: https://archive.org/details/OEXV698/page/n9/mode/2up (consultato il 12/12/24).  ↩︎
  12. Enciclopedia liturgica (R. AIGRAIN, ed.), Cuneo, 1957, 760; vedasi l’imprescindibile MAGISTRETTI M., Manuale Ambrosianum ex codice saec. XI olim in usum canonicae Vallis Travaliae., Momumenta veteris lituergiae ambrosianae. vol. III, Milano, 1904, 44.  ↩︎
  13.  Il quale non conosce nelle Domeniche di Avvento il Missus, adoperato invece nelle Messe votive della Vergine per questo tempo liturgico. L’ultima Domenica di Avvento la pericope è Lc 3,1-6  “Anno quintodecimo. ↩︎
  14.  Cf. Preces in expositione Ss.mi Sacramenti dicendae et quae coram sanctissimo Exposito variis temporibus in hac Archidiocesi dici solent, Udine, 1930, 26-29. In edizioni più recenti di libri corali vi sono diversi  schemi di Novena, quella friulana e quella romana, segno di una certa decadenza storica. Tuttavia  in quella in modo friulano (e sono in quella) vi è il Missus, con lo stessa schema citato in  precedenza: nella distinzione si riconosce quindi l’originalità. Cf. Corale per Messe -Vesperi – Uffici –  Funzioni varie, Udine, 1959, 32-33. ↩︎
  15. Il patriarcje Francesc Barbaro al abolì la liturgjie aquileiese e ancje chestis rapresentazions, ma al fo il stes patriarcje che al fasè traspuartâ il cjant dal Missus de fieste de Anunciazion a la Novene di Nadâl, lassant in  bande la part che e rivuardave la visite e Elisabete e sostituint la Antifone “Salve clara” cul Responsori Jesus  Christus. Te forme atuâl, duncje, al è di sigûr di chel timp che si celebre in cheste maniere la Novene”:  http://furlansdidoman.blogspot.com/2012/12/il-missus-la-tradizion-musical.html (consultato il  14/12/2024); trad. it: “Il patriarca Francesco Barbaro ha abolito la liturgia aquileiese a anche queste  sacre rappresentazioni, ma fu lo stesso patriarca che fede trasportare il canto del Missus dalla festa  dell’Annunciazione alla Novena di Natale, tralasciando la parte che riguardava la visita ad  Elisabetta, sostituendo l’Antifona “Salve Clara” con il responsorio Jesus Christus. Nella forma  attuale, dunque, è sicuramente da quel tempo che si celebra in questa modo la Novena”. ↩︎

3 risposte a “MISSUS EST: la Novena di Natale aquileiese-friulana”

  1. Se non sbaglio, il Vangelo MIssus est nel rito romano è presente al mercoledì delle Tempora, ed era considerato con così alta solennità che nei monasteri al Mattutino era cantato come alle grandi feste e l’omelia era letta dall’Abate stesso, cosa di solito riservata alle feste principali dell’anno.

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    1. Avatar Traditio Marciana
      Traditio Marciana

      Esatto, e per di più era cantato con piviale bianco. In antichità, l’abate predicava liberamente dopo questo vangelo, onde i bei sermoni di Bernardo di Chiaravalle sul tema, che poi son diventati lettura omiletica canonica dopo quella evangelica in questi mattutini.

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      1. Sapevo dei sermoni (e in particolare di quelli di San Bernardo); non sapevo del piviale bianco, il che è molto particolare come cosa. Ho notato, guardando sul sito della nuova abbazia di Norcia, che il mercoledì delle Tempora, dopo la Messa della feria, hanno subito poi celebrato una Messa votiva Rorate (che dovrebbe essere quella della Madonna in tempo d’Avvento)

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