Tra le innumerevoli riforme che, come dei pesanti martelli, si sono abbattute sulla tradizione liturgica romana prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II, v’è la quasi totale soppressione delle “ottave”, di cui dal 1969 sopravvivono solamente quelle di Natale e Pasqua. Dopo questa disastrosa riforma, col passare del tempo si è andato progressivamente sbiadendo dalle menti dei fedeli il concetto stesso di “ottava” e oggi, anche tra coloro che frequentano il rito tradizionale, questa nozione spesso non appare sufficientemente chiara. Proprio per questa ragione, ci è parso importante dedicare alcuni articoli alla trattazione di questo interessante argomento ormai da molti dimenticato, per poter fornire uno spunto di riflessione sul valore rivestito dalle ottave all’interno della liturgia romana. In questo primo articolo ci concentreremo in particolare sulla storia delle ottave e su come il loro numero sia mutato nel tempo, mentre nelle nostre prossime pubblicazioni ci occuperemo degli aspetti teologici ad esse sottesi.

Prima di cominciare a trattarne la storia, cerchiamo, però, di fornire al nostro lettore una risposta all’ovvio interrogativo che, legittimamente, egli si sarà potuto porre: “che cos’è un’ottava?”
In campo liturgico, con il termine ottava si indica sia il periodo di sette giorni che segue una festa di grande importanza, sia l’ottavo giorno stesso (contando anche la festa) in cui tale periodo si conclude. Durante questo periodo, per dirla in termini semplici, si assiste alla continuazione (o estensione) della festa, che viene in questo modo celebrata per una settimana ininterrottamente: è come se la festa, in sostanza, durasse otto giorni o, se si preferisce vederla al contrario, è come se gli otto giorni costituissero un unico giorno di festa. Il giorno della festa, i giorni infra octavam (cioè i sei giorni seguenti la festa) e il giorno in octava (il settimo giorno dopo la festa) mantengono tutti i caratteri propri della festa (colore, Gloria e Credo, prefazio proprio, eventuale communicantes proprio e sequenza…).

Storicamente non è chiaro quando sia cominciata la celebrazione delle ottave: nell’introduzione all’Octavarium Romanum, il noto liturgista Bartolomeo Gavanto pone la celebrazione delle ottave non solo in relazione all’antico valore simbolico che aveva il settimo giorno nella tradizione ebraica, ma la fa anche risalire storicamente ai tempi apostolici1; in realtà, questa affermazione è priva di riscontri storici2. Si può tuttavia affermare con certezza che già nel IV secolo alcune ottave fossero state ormai istituite, giacché l’ottava pasquale è citata nelle Constitutiones Apostolorum (VIII, 33; V, 20) e anche nel noto Itinerarium Egeriae, un testo che descrive il pellegrinaggio di una donna di nome Egeria nella città di Gerusalemme3. Le prime celebrazioni di feste che si protraevano per otto giorni di cui abbiamo notizia rimangono comunque, come ci racconta Eusebio4, quelle che si celebravano in occasione della dedicazione delle basiliche di Gerusalemme e di Tiro. Nel sacramentare gelasiano e in quello gregoriano non si fa menzione dei giorni infra Octavam.

Nell’813 si tenne a Magonza un sinodo locale, nel quale, nel sancire i giorni di precetto, viene testimoniata la celebrazione delle ottave di Pasqua, Pentecoste e Natale5, ma molto probabilmente, come testimonia poco tempo dopo Amalario, anche l’Epifania e altre feste di santi particolarmente rilevanti (come gli Apostoli Pietro e Paolo) erano già dotate di un’ottava. Col passare del tempo, sui messali degli ordini religiosi il numero di ottave cominciò a moltiplicarsi a dismisura, tant’è vero che sotto Papa San Pio V, in epoca tridentina, s’impose una limitazione agli eccessi di tali ordini, che avrebbero comunque ripreso a far prolificare le proprie ottave di lì a poco. Nel messale tridentino erano comunque presenti in un nutrito numero e alcune di esse finivano anche per sovrapporsi come quelle di Natale, di Santo Stefano, di San Giovanni Apostolo e dei Santi Innocenti (i Comites Christi), che richiedevano così la commemorazione in un’unica giornata anche di più ottave.

I primi segni di cambiamento per questa tradizione così antica si videro solamente secoli dopo, con la riforma operata da Papa Pio X nel 1911. Infatti, Papa Sarto distinse le ottave in tre categorie: privilegiate (che prima erano le ottave del Signore), comuni (tutte feste doppie di I classe) e semplici (feste doppie di II classe, nelle quali la festa è commemorata soltanto l’ottavo giorno e non durante tutti i giorni infra octavam).
La riforma di Papa Pio X potrebbe sembrare ad un primo sguardo un semplice intervento con lo scopo di categorizzare le ottave, ma ad un’analisi più attenta rivela delle conseguenze alquanto preoccupanti. Proviamo innanzitutto a riflettere sul concetto di ottava semplice: se, come abbiamo spiegato all’inizio di questo articolo, il significato delle ottave è tradizionalmente quello di estendere e prolungare una data festività per un totale di otto giorni, quale logica dietro a delle ottave che ci si dimentica per sei giorni di celebrare e che vengono poi solamente commemorate l’ottavo? Si tratta della negazione e contraddizione del concetto stesso di ottava per come è stato concepito e inteso per secoli! Se poi a questa prima novità aggiungiamo anche l’eliminazione, conseguente proprio a questa rigida schematizzazione operata dal pontefice, di tutte le ottave per quei santi che erano celebrati a livello locale in numerose città e regioni, non possiamo non renderci conto che quello di Papa Pio X è stato il primo passo verso quella che divenne poi la pressoché totale eliminazione delle ottave per opera prima di Pio XII e successivamente delle riforme conciliari e post-conciliari.

Ottave
Pio V (1570)Epifania, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Corpus Christi, Assunzione, San Giovanni Battista, Santi Pietro e Paolo, dell’Assunzione, Natività della B.V.M., Ognissanti, Natale, Santo Stefano, San Giovanni Apostolo, Santi Innocenti, San Lorenzo, Natività della B.M.V. + santi patroni, dedicazione della chiesa + santi locali
Innocenzo XII (1693)Epifania, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Corpus Christi, Assunzione, San Giovanni Battista, Santi Pietro e Paolo, dell’Assunzione, Natività della B.V.M., Ognissanti, Immacolata Concezione, Natale, Santo Stefano, San Giovanni Apostolo, Santi Innocenti, San Lorenzo, Natività della B.M.V. + santi patroni, dedicazione della chiesa + santi locali
Ottave Privilegiate di I ordineOttave privilegiate di II ordineOttave Privilegiate di III ordineOttave ComuniOttave Semplici
Pio X (1911)Pasqua, PentecosteEpifania, Corpus ChristiNatale, Ascensione,Sacro CuoreImmacolata Concezione, San Giuseppe, San Giovanni Battista, Santi Pietro e Paolo, Assunzione, Ognissanti + santo patrono e dedicazione della chiesaSanto Stefano, San Giovanni Apostolo, Santi Innocenti, San Lorenzo e Natività della B.V.M
Ottave
Pio XII (1955)Pasqua, Pentecoste, Natale
Paolo VI (1969)Pasqua, Natale

Fu, infatti, proprio Papa Pio XII nell’infausta data del 1955 (nella quale venne anche promulgata la disastrosa riforma della Settimana Santa, orchestrata dallo stesso Annibale Bugnini che avrebbe poi portato alla realizzazione a tavolino del cosiddetto Novus Ordo Missae) ad abolire quasi tutte le ottave, riducendole solamente a tre: Pasqua, Pentecoste e Natale. Questo fu fatto con il semplice intento di semplificare la liturgia, in preparazione alla riforma liturgica che già Pio X aveva iniziato. Con il Concilio Vaticano II, Paolo VI si occupò, infine, di dare il colpo finale a questa tradizione sopprimendo persino l’ottava di Pentecoste.

Pio XII e il (futuro) Paolo VI: due facce diverse della stessa medaglia?

La quasi sostanziale cancellazione di un patrimonio così vasto come quello delle ottave dovrebbe non solo farci riflettere sui danni causati dalle riforme liturgiche conciliari, ma anche metterci in guardia nei confronti di quei “conservatori” e tradizionalisti che difendono a spada tratta messali riformati e pontefici nelle cui azioni si celano, sorprendentemente, le origini della tempesta conciliare che ha poi sconvolto la storia della Chiesa.

Questa riflessione trova in questo primo articolo di carattere primariamente storico soltanto un inizio e proseguirà approfondendosi nelle prossime pubblicazioni nelle quali verrà approfondito l’aspetto teologico sotteso alle ottave.

Continua…

  1. Octava, hoc est, per octo consequentes dies Festa quaedam celebrandi, mos fuit antiquissimus, Haebreis primum, mox Christianae Ecclesiae divino consilio traditus, atque ritu perpetuo receptus. […] Itaque par est credere, a Spiritu Sancto doctos Apostolos & Apostolicos viros, Octavarum sacramenta ad nos usque transmississe; & pro diversorum ratione Festorum, minus magisve celebres indixisse Octavas” da Octavarium Romanum, sive octavae festorum, Venetiis, 1737, pag. iii, Lectori Ecclesiastico et benevolo. ↩︎
  2. Catholic Encyclopedia, Cabrol, Fernand, “Octave” ↩︎
  3. Il testo, sebbene datato al V secolo, secondo il parere di molti storici descrive un pellegrinaggio svoltisi nel IV secolo nei luoghi santi. ↩︎
  4. De vita Constantini“, III, 30 sq. ↩︎
  5. “Festos dies in anno celebrare sancimus. Hoc est diem dominicum Paschae cum omni honore et sobrietate venerari, simili modo totam hebdomadem illam observari decrevimus. Diem Ascensionis Domini pleniter celebrare. Item Pentecosten similiter ut in Pascha. In natali apostolorum Petri et Pauli diem unum, nativitatem sancti Joannis Baptistae, assumptionem sanctae Mariae, dedicationem sancti Michaelis, natalem S. Remigii, S. Martini, S. Andreae. In natali Domini dies quatuor, octavas Domini, epiphaniam Domini, purificationem sanctae Mariae. Et illas festivitates martyrum vel confessorum observare decrevimus, quorum in unaquaque parochia sancta corpora requiescunt. Similiter etiam dedicationem templi.” Conc. Moguntiacum, XXXVI: ed. Mansi, XIV, 73.
    I canoni del Concilio di Magonza hanno un carattere spiccatamente disciplinare: i “dies festi” nel testo sopra riportato si riferiscono a quelli che vengono oggi definiti “giorni di precetto”, ossia i giorni in cui sono proibiti i lavori servili, la mercatura e l’esercizio dei tribunali (altresì detti “feriati”). Le due ottave di Pasqua e Pentecoste sono intieramente citate perché tutti gli otto giorni della festa erano a quel tempo di precetto; dalle altre feste citate in seguito, possiamo dedurre che anche il Natale avesse già la sua ottava in quanto la Circoncisione è denominata “octavas Domini” (i “quattro giorni” di Natale si riferiscono invece alle feste consecutive di Natale, S. Stefano, S. Giovanni e Ss. Innocenti, tutte ovviamente di precetto ancora per molti secoli). Non si può escludere certo che altre ottave fossero già presenti e celebrate, ma, non essendo di precetto, non interessano il testo del canone (tuttavia significativo è che si specifichi che il precetto per i Ss. Pietro e Paolo riguardi “dies unus“: potrebbe riferirsi a un’ottava, anche se più probabilmente si ricollega “festum biduum” che si conchiude con la comm. di S. Paolo del 30 giugno) – Nicolò Ghigi ↩︎

27 risposte a “Sulle Ottave – Parte 1”

  1. Solamente per precisazione, l’ottava comune di San Giuseppe di Pio X si riferisce alla festa del Patrocinio di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale, il mercoledì della III settimana dopo Pasqua, e non alla festa in marzo che, essendo in Quaresima, non poteva assolutamente avere un’Ottava.

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    1. Interestingly, at one time there were local Octaves during Lent. In the diocese of Hexham & Newcastle, in the north of England, the feast of St Cuthbert was celebrated ‘cum Oct etiam in Quad‘.

      The Commission for the 1911-13 reform moved the 19th March feast of St Joseph to the Sunday following 19th March and gave it an Octave, in Lent (Decree 2 Jul 1911). Twenty-two days later a further decree removed the Octave and returned the feast to its 19th March date.

      (My apologies for having to write in English).

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      1. Don’t worry, English is perfectly fine too. If I remember correctly, the same thing happened for the Nativity of St. John too, with the transfer from 24th of June to Sunday to 24th again in some few days.

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      2. Yes, indeed, except the feast of the Nativity of St John the Baptist remained on the Sunday preceding the feast of SS Peter & Paul until 1913.

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    2. Avatar Traditio Marciana
      Traditio Marciana

      Prima del 1911, l’Annunciazione aveva l’Ottava nel patriarcato di Venezia.

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      1. Interessante. Quindi esistevano ottave in Quaresima, non ostante l’esplicito divieto delle rubriche

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  2. A proposito di ottave, vorrei fare una domanda: nelle rubriche tridentine dei vecchi breviarî, si cita come festa doppia di prima classe con ottava il patrono principale di un luogo, il titolare della propria chiesa e la sua dedicazione. Un responso della Congregazione dei Riti del 1895 (il 3863) chiarisce che con tale rubrica si intendono sia il patrono del singolo paese o città, sia il patrono della diocesi, così come il titolare della cattedrale e la dedicazione della stessa, tutti da celebrarsi come doppî di prima classe con ottava. La domanda era: si tratta di una modifica frutto del ben noto ingolfamento del calendario degli ultimi secoli, o già ai tempi di Trento i patroni delle singole diocesi erano festeggiati con tale solennità non solo in cattedrale, ma anche nel resto della diocesi stessa? Avete notizie a riguardo?

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    1. Again, an example from England and from the 19thC onwards: In the Archdiocese of Westminster the national patron, St George, was observed with an Octave as were the diocesan patrons (which had Octaves in the Universal Calendar) of the Immaculate Conception and SS Peter & Paul. St Joseph AFAIK was not celebrated with an Octave but St Edward the Confessor was but only in the cathedral and churches within the civil city of Westminster.

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      1. Yes, but my question was if those feasts had octaves even before, like in the 16th century.

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      2. In BR1598 Rubricae Generales the first paragraph under De Officio Duplici (what would become R.G. I, 1 in BR1602) has Patrons in the plural. So, several Octaves could be observed in particular churches and dioceses.

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      3. Aye, that’s what I thought, just I don’t know how much. I usually say the Divine Office according to tridentine breviary, and I made the choice to celebrate the patron of my village as duplex of the first class with an octave, and the patron of the diocesis as duplex of the second class with an octave (I made this choice because I wouldn’t renounce to the commemoration of a simple saint in that day), but then I celebrate patrons of my region and my country only as doubles, because I don’t want to clutter the calendar

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  3. Secondo l’Enciclopedia Cattolica “…le o. semplici, introdotte da Pio V, alla maniera delle o. minori del medioevo, comportano solo una celebrazione al giorno ottavo.” Quindi fu San Pio V ad introdurre questo tipo di ottave, la riferma di San Pio X li limitò a recepirle. Inoltre se ne dovrebbe dedurre che anche nel medioevo questo tipo di ottave comunque esistevano, anche se con altro nome

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    1. L’enciclopedia cattolica non è infallibile – come ogni fonte secondaria – e bisogna per questo sempre controllare le fonti primarie. Le rubriche di Pio V sono chiarissime, le abbiamo pure riportate in foto (dalle rubriche generali del BR1568, cfr. pure l’analogo capo del MR1570): non esiste alcuna ottava semplice, né distinzione tra ottave in gruppi denominati (certo non tutte le ottave sono uguali, ma tutte hanno commemorazione per tutti gli otto giorni). Nel Medioevo esistevano le ottavuncole, in alcuni usi non romani, che sono solo parzialmente simili alle ottave semplici, e comunque non originariamente romane, e prevedono la commemorazioni tutti i giorni a certe condizioni (qui, su Traditio Marciana v’è un articolo a riguardo https://traditiomarciana.blogspot.com/2021/01/pensieri-sulla-seconda-festa-di-s.html).

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    2. Avatar Traditio Marciana
      Traditio Marciana

      L’Enciclopedia Cattolica per errore di stampa scrive V anzichè X, ma dal contesto è evidente che sta parlando della riforma di Pio X. Bisogna saperle leggere le fonti, e pure verificarle.

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  4. Non mi sembra un errore di stampa. Molto probabilmente l’Enciclopedia Cattolica si riferisce alle “ottavucole” di San Pio V, cioè a quelle ottave che non vengono festeggiate ogni giorno dell’ottava, ma solo commemorate.

    Radulfo da Rivo, nel De canonum observantia, prop. 19 (ed. C. Mohlberg, Rad. de R., der letste Vertreter der altròm. Liturgie, II, Miinster 1915, p. 116 sgg.) informa che si osservarono allora, secondo la prassi romana, due specie di o., miaiores e minores; le prime con celebrazione festiva il primo e ottavo giorno, e nella domenica che cadeva in questo tempo; mentre le altre erano celebrate soltanto nell’ultimo giorno come festa semplice con tre lezioni. Le maggiori erano quelle di Natale, Epifania, Ascensione, Trinità, Corpus Domini, Assunta e Natività di Maria, Pietro e Paolo; le minori quelle di Andrea, Lorenzo, Martino e, presso alcuni ordini (Certosini), Giovanni Battista. Ma al suo tempo gli ordini mendicanti e non poche chiese particolari avevano già incominciato l’uso di o. per un numero sempre crescente di feste particolari, e non solo a modo di quelle minori, ma con celebrazione piena, almeno con commemorazione quotidiana. Non fa meraviglia quindi che s. Pio V nella riforma dei libri liturgici (Messale e Breviario) abbia limitato severamente le 0o.; oltre le grandi feste principali, le permise solo per la dedicazione della chiesa per la festa del titolare e del patrono principale canonicamente scelto.

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    1. Il fatto è che di sicuro San Pio V non introdusse né ottavuncole né ottave semplici, in questo senso è sbagliata quella citazione.
      Sull’uso romano pretridentino, personalmente, ne so poco, però sicuramente nel calendario generale esistevano solo ottave “normali”, in cui ogni giorno aveva rango semidoppio, e sono quelle riportate in questo articolo. E nelle rubriche e del messale e del breviario non si fa alcuna menzione né di ottave semplici né di ottavuncole, che erano presenti in alcuni calendari locali.
      Anzi, che io sappia, con Trento venne anche abolita un’ottava, ossia quella della visitazione. Chiedo a qualcun altro più esperto se è vera questa cosa

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  5. Una domanda. Se ho capito bene prima delle riforma piana obbligatoriamente si faceva almeno la commemorazione di qualunque ottava, appunto per il significato di ottava stessa. Quindi nella festa dell’Assunzione (15 Agosto) si faceva la commemorazione dell’ottava di San Lorenzo?

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    1. No, c’era qualche eccezione: le feste doppie di I classe, in cui si ometteva la commemorazione di eventuali giorni infra octavam occorrenti (così come di eventuali feste semplici). Facevano eccezione le ottave di Natale, Epifania e Corpus Domini di cui si faceva sempre la commemorazione, in qualunque festa occorrente.
      Quindi il 15 agosto non si fa la commemorazione dell’ottava di San Lorenzo, ma se il 24 giugno cade fra l’ottava del corpus domini se ne fa la commemorazione.

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      1. Capito. Quindi probabilmente anche San Pio X ha esteso l’eccezione per quanto riguarda le ottave semplici in modo da evitare il sovrapporsi di ottave nello stesso giorno ed avere alcuni giorni con più commemorazioni ed altri giorni con meno ed evitando inoltre anche la soppressione intera dell’ottava. L’ottavo giorno è infatti quello più importante dopo il giorno della festa stessa. I giorni all’interno dell’ottava sono meno importanti e quindi come possono cedere il passo di fronte all’Assunta, allora potrebbero cedere il passo di fronte ad altre commemorazioni, come ad esempio quelle di una festa minore o della commemorazione del giorno ottavo di un’altra ottava.

        Se al contrario si prede questo principio (“il significato delle ottave è tradizionalmente quello di estendere e prolungare una data festività per un totale di otto giorni“) come un assoluto (mi sembra che questo sia il senso dell’articolo) allora non dovrebbero esistere neanche eccezioni per le doppie di I classe e mi sarei aspettato di vedere l’ottava di San Lorenzo commemorata anche il giorno dell’Assunzione, appunto per raggiungere la cifra di otto. Quindi prima della riforma piana l’ottava di San Lorenzo alla fine veniva sempre commemorata sette giorni “dimenticandosi” il giorno dell’Assunta e anche questo caso dovrebbe essere considerato come una “negazione e contraddizione del concetto stesso di ottava per come è stato concepito e inteso per secoli”

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      2. Non è proprio così: perché quelle erano pochissime eccezioni riservate alle poi grandi feste dell’anno, che, per via della loro solennità, limitavano le commemorazioni. C’è anche da dire che la distinzione in classi dei doppi risale a qualche decennio dopo l’editio princeps, quindi forse nella prima versione delle rubriche non era neanche questo il caso e si commemoravano sempre le ottave (dovrei controllare se si trova in rete qualche scansione di un breviario del 1570 o 1580). Però la questione è diversa: un conto è non commemorare un’ottava in una festa solennissima, allo stesso modo in cui se, ad esempio, il Corpus Domini cadesse il giorno di una festa semplice questa verrebbe omessa e nemmeno commemorata, un conto è scordarsi di commemorare del tutto l’ottava e ricordarselo solo l’ottavo giorno, tra l’altro con rango semplice: con la modifica di Pio X si avrebbe un calendario di questo tipo per l’esempio riportato (per semplicità consideriamo il santorale tridentino): 10/8 san Lorenzo (doppio 2 cl.), 11/8 santi Tiburzio e Susanna (semplice, nessuna comm. dell’ottava), 12/8 feria, nessuna comm, 13/8 santi Ippolito e Cassiano (semplice), 14/8 vigilia (e comm di s. Eusebio), 15/8 Assunzione, 16/8 de octava, 17/8 de octava con comm. del giorno ottavo di S. Lorenzo.
        Al contrario, per come erano concepite le ottave al tempo di Treno si avrebbe 11/8 de octava con comm. dei santi martiri, 12/8 ottava, 13/8 ottava con comm. dei ss. martiri, 14/8 ottava con comm. della vigilia e di s. Eusebio, 15/8 Assunzione (unico giorno senza comm. dell’ottava di San Lorenzo per l’unico motivo della solennità della festa mariana), 16/8 ottava dell’Assunta con comm. dell’ottava di San Lorenzo e 17/8 ottava di san Lorenzo (di rango doppio) con comm. dell’ottava dell’Assunta.
        Capisce anche lei che c’è una bella differenza di significato: in un caso si omette la commemorazione soltanto per l’occorrenza di una delle più solenni feste dell’anno, nell’altro caso si omette la commemorazione anche per una feria.
        E la cosa è ancora più evidente con l’ottava della Natività di Maria che viene de facto abolita perché, aggiungendo una seconda festa dei sette dolori il 15/9 non si commemora nemmeno il giorno ottavo per via dell’identità della Persona

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      3. Grazie dei chiarimenti. Su archive ci dovrebbe essere qualcosa. Ad esempio ho dei PDF dei Messali 1822, 1840 e 1882

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  6. C’è un altro punto che a mio avviso potrebbe spiegare la classificazione operata da San Pio X. Un’ottava tradizionalmente deve seguire una festa importante, infatti in antichità era limitata solo alle feste principali, magari per sottolinearne l’importanza. Con il moltiplicarsi delle ottave anche per feste minori, però c’era il rischio paradossale di far diminuire d’importanza proprio quelle delle feste maggiori. Un po’ come quando uno studente sottolinea tutto il testo da studiare. Il risultato è come se non sottolineasse niente.

    Quindi si comprende l’abolizione di alcune ottave, operate da San Pio V. Piuttosto che operare per l’abolizione totale magari San Pio X ha preferito operare una classificazione di ottave in base alla loro importanza e quindi assegnare delle regole diverse di celebrazione e commemorazione per ognuno dei vari gradi. L’alternativa è procedere all’abolizione di alcune ottave minori, come ha appunto operato Papa Pio XII, per tornare alla situazione più antica.

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    1. In linea di principio, questa idea è anche giusta, tuttavia il suo messaggio sotto presenta due problemi, a mio avviso:
      Il primo è che sottintende l’idea che le ottave difese minori siano tardive ma non è del tutto vero: ora, sicuramente le due ottave più antiche sono Pasqua e Pentecoste immediatamente eseguite dall’Epifania, poi sono venute quelle del Natale e dei Santi apostoli. Poi, non conosco così bene l’evoluzione delle ottave nel calendario fino a Trento, ma sono pronto a scommettere che le ottave dei Comites Christi siano antiche tanto quanto quella del Natale e sicuramente più di quella del Corpus Domini, e lo stesso potrei dire di San Lorenzo che è comunque compatrono di Roma insieme ai Santi Apostoli. Per non parlare dell’Assunta, “pasqua d’estate”
      Il secondo è e che si sentisse la necessità di sfoltire il calendario: questo è vero ma andava fatto non abolendo queste ottave comunque molto antiche ma piuttosto riducendo il numero di feste doppie, eliminando santi dal calendario lasciandoli soltanto nei proprî locali o riducendole di grado.
      Poi, delle abolizioni di Pio XII c’è poco da dire: non saprei con quale criterio si è deciso di eliminare l’ottava dell’Epifania, ritenendola meno importante di quella natalizia, pur essendo e più antica e più privilegiata liturgicamente

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  7. Però con quale criterio si potrebbe sfoltire il calendario eliminandone i Santi? Nel corso degli anni aumentano il numero di Santi canonizzati, mentre ovviamente il numero dei giorni dell’anno rimane quello: quali togliere, quali conservare, quali cambiare di grado? L’alternativa è cercare di tenere tutti i Santi, cambiando le rubriche. San Pio X infatti si trovò il Messale ed il Breviario di San Pio V e dovette fare delle scelte. Non sono un esperto di storia, ma mi sembra che il criterio sia stato quest’ultimo. Chiaramente tutto diverso è stato il caso del 1969 dove i principi seguiti furono completamente diversi. Lo stesso movimento liturgico non era più quello di Prosper Guéranger ma nella seconda metà del ventesimo secolo era ormai guidato da modernisti. Prima si sono mossi con i piedi di piombo con le sperimentazioni del 1955 (soppressione di ottave e vigilie) e con i cambiamenti dei riti della Settimana Santa, poi nel 1969 hanno gettato la maschera.

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    1. Lasciando quei santi o antichissimi per venerazione o che abbiano davvero una valenza per tutta la Chiesa universale, lasciando gli altri ai calendari dei singoli Ordini o delle singole Diocesi. Prenda il calendario del 1570: c’erano dentro o Padri della Chiesa e Martiri dei primi secoli o santi che possano avere un’importanza generale. Le faccio l’esempio di oggi: con il calendario del 1962 si festeggerebbe San Pietro Nolasco (festa messa nel calendario da Clemente VIII il 31 gennaio e spostata a oggi dopo l’inserimento della festa di San Giovanni Bosco). Tra l’altro, festa inserita col rango di doppio. Con tutto il rispetto: che importanza può mai avere questo santo da meritarsi addirittura il rango doppio? Questo è il perfetto esempio di santo che potrebbe tranquillamente stare unicamente nei calendari di alcune piccole diocesi e in quello dell’ordine da lui fondato. E il santorale al tempo di Pio X è pieno di santi così

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  8. Per l’ottava della Natività di Maria è stata probabilmente San Pio X l’ha categorizzata come semplice, anziché comune perché è stata introdotta il 12 Settembre la festa del Santissimo Nome della Beata Vergine Maria. Nel Messale del 1882 non si trova. Per cui si ha anche in questo giorno l’identità di Persona e di fatto non si può commemorare l’Ottava.

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    1. Credo che il criterio sia stato semplicemente che tutte le ottave di feste doppie di seconda classe siano state “ridotte” a ottave semplici, tutte quelle di feste doppie di prima classe non del Signore comuni e tutte quelle di feste doppie di prima classe del Signore privilegiata.

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