Come chiunque abbia avuto l’opportunità di assistere a una messa celebrata secondo l’antico rito romano sa benissimo, nella liturgia tradizionale non tutte le parti recitate dal sacerdote vengono lette con lo stesso tono di voce, ma vi sono delle distinzioni molto precise che sono prescritte dal messale e che variano a seconda che la messa celebrata sia privata (letta) o cantata.

I tre toni

Nella liturgia tradizionale, infatti, si possono distinguere tre toni diversi, ognuno da utilizzarsi in alcuni specifici momenti dell’azione liturgica. Questo elemento, che potrebbe sembrare un fatto superficiale e non particolarmente importante, assume invece una particolare rilevanza, tant’è che nello stesso messale si trova un’esortazione che incoraggia il celebrante a prestare particolare attenzione al tono da utilizzare1.

Si distinguono:
– il canto (messa cantata) o la clara voce (messa letta), utilizzati per quelle parti che devono essere udite non solo dagli astanti, bensì anche dalla congregazione dei fedeli;
– il tono mediocre o submissa voce che deve essere udibile solamente dagli astanti;
– il tono secreto, che invece non deve essere udibile da nessuno, se non dal sacerdote stesso.

Alcuni manuali, tra i quali il Fortescue2, riportano una distinzione tra il tono mediocre e quello submissa voce, lasciando intendere che il primo sia da utilizzarsi nelle messe lette, mentre il secondo nelle messe cantate. In realtà, a nostro giudizio, non esiste di per sé una vera distinzione tra i due toni: il messale non specifica, infatti, differenze e l’utilizzo di termini diversi nelle varie rubriche per definire lo stesso tono evidenzia il susseguirsi di fasi redazionali differenti (un rapido confronto tra le rubriche di edizioni differenti del Missale Romanum, testimonia chiaramente come queste siano state aggiornate e rivedute con il passare del tempo)3.

Messa bassa e messa cantata a confronto

La regola che determina il tono da utilizzare durante le diverse parti della liturgia è molto semplice e tiene conto chiaramente della distinzione tra la messa letta e quella cantata4: nella messa letta il celebrante recita ad alta voce tutte quelle parti della liturgia che nella messa solenne vengono cantate dal coro (Introito, Kyrie, Gloria, Graduale, Verso, Tratto, Sequenza, Alleluja, Credo, Offertorium, Agnus Dei, Communio – tranne il Sanctus, che viene, invece, recitato con il tono mediocre), dal sacerdote e dai ministri (Dominus vobiscum, Orazioni di colletta e postcommunio, Epistola, Vangelo, Prefazio, Per omnia saecula saeculorum con il Pater noster, Per omnia saecula saeculorum con Pax Domini, Ite missa est o Benedicamus Domino). Le parti che vengono recitate in tono secreto sono, invece, le stesse per entrambe le messe (l’Aufer a nobis con l’Oramus te Domine, il Munda cor meum, le preghiere dell’offertorio, il Canone e il Placeat). Il tono submissa voce viene utilizzato nella messa letta solamente quattro volte (l’Orate fratres, il Sanctus, il Nobis quoque e il Domine non sum dignus), mentre nelle messe cantate è riservato a tutte quelle parti che sono recitate clara voce nella messa letta, ma che, al contempo, non vengono cantate dal celebrante (Introito, Kyrie, Gloria, Epistola, Graduale, Tratto, Alleluja, Sequenza, Vangelo5, Credo, Offertorium ecc.) e viene utilizzato proprio mentre il coro canta tali pezzi, costruendo così il fondamentale principio della “doppia liturgia”, che separa l’azione dell’aula da quella del santuario: vi sono, infatti, come due liturgie – quella dell’altare e quella del coro – che corrono parallelamente lungo due binari e che in alcuni punti si incontrano. Si tratta di un principio importante, che merita sicuramente un approfondimento che sarà nostra cura trattare in futuro.

Di seguito riportiamo una breve tabella che ha lo scopo di chiarificare al massimo qualunque possibile dubbio.

Messa privataMessa cantata
Preghiere ai piedi dell’altareClara voceSubmissa voce
IntroitoClara voceSubmissa voce
KyrieClara voceSubmissa voce
Gloria e CredoClara voceIntona, poi submissa voce
Epistola (ed eventuali altre lezioni)Clara voceSubmissa voce
VangeloClara voceSubmissa voce (se la messa è senza i sacri ministri, lo canta il sacerdote)
OffertoriumClara voceSubmissa voce
Orate fratresSubmissa voce (soltanto le prime due parole, poi tono secreto)Submissa voce (poi, tono secreto)
SanctusSubmissa voceSubmissa voce
Nobis quoque peccatoribusSubmissa voce (soltanto le prime tre parole, poi tono secreto)Submissa voce (poi, tono secreto)
Agnus DeiClara voceSubmissa voce
Domine non sum dignusSubmissa voce (soltanto le prime quattro parole, poi tono secreto)Submissa voce (poi, tono secreto)
CommunioClara voceSubmissa voce
Ultimo VangeloClara voceSubmissa voce6

Conclusioni

Per quanto breve e coinciso, in questo articolo abbiamo cercato di spiegare nel modo più semplice e diretto possibile un tema che talvolta può creare confusione a causa della non totale chiarezza delle rubriche del messale e della spesso troppo confusionaria discrepanza tra gli autori liturgici, con la speranza che possa essere stato d’aiuto nel risolvere eventuali dubbi.

  1. Sacerdos autem maxime curare debet, ut ea quae clara voce dicenda sunt, distincte et apposite proferat, non admodum festinanter, ut advertere possit quae legit, nec nimis morose, ne audientes taedio afficiat; neque etiam voce nimis elata, ne perturbet alios, qui fortasse in eadem Ecclesia tunc temporis celebrant; neque tam submissa, ut a circumstantibus audiri non possit, sed mediocri et gravi: quae et devotionem moveat, et audientibus ita sit accommodata, ut quae leguntur intellegant. Quae vero secrete dicenda sunt, ita pronuntiet, ut et ipsemet se audiat, et a circumstantibus non audiatur“, Missale Romanum, Rubricae generales Missalis, XVI, 2; ↩︎
  2. Fortescue, The ceremonies of the Roman Rite described, London 1920, pag. 45 e pag. 120-121; ↩︎
  3. Si ringrazia il dott. Nicolò Ghigi per i suggerimenti filologici su cui si basa buona parte delle conclusioni del presente studio; ↩︎
  4. Non v’è in questo caso distinzione di alcun tipo tra messa solenne e messa cantata; ↩︎
  5. Nelle messe cantate senza i sacri ministri, l’epistola viene cantata anche da un altro ministrante, mentre il Vangelo viene cantato dal sacerdote stesso; ↩︎
  6. Un diffuso e nobile costume è quello di cantare l’antifona mariana durante la lettura privata dell’ultimo vangelo; ↩︎

Una replica a “I toni della voce nella liturgia tradizionale”

  1. Articolo breve ma interessante. Ci vuole a questo punto una seconda parte sui toni feriale/festivo e sugli otto toni “classici”

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