Ai cristiani cattolici cui è capitato di assistere a delle liturgie officiate dalle chiese orientali (tanto cattoliche quanto ortodosse), non sarà di certo sfuggita la differenza sul modo di segnarsi: in oriente, infatti, il segno della croce viene eseguito con le tre dita chiuse, toccando prima la spalla destra e poi quella sinistra, mentre in occidente si è soliti tracciarlo con la mano ben aperta e toccando prima la spalla sinistra e poi quella destra. Ma da dove deriva questa diversità? E soprattutto quali sono le ragioni dietro a questo gesto?

Una storia antichissima

Sicuramente il segno della croce è stato uno dei gesti più antichi utilizzati dai cristiani, tant’è che già a cavallo tra II e III secolo troviamo la prima testimonianza di ciò negli scritti di uno degli apologeti più importanti di quel tempo, Quinto Settimio Fiorente Tertulliano. Nel suo De corona militis, Tertulliano scrive: “Ad omnem progressum atque promotum, ad omnem aditum et exitum, ad vestitum et calceatum, ad lavacra, ad mensas, ad lumina, ad cubilia, ad sedilia, quacumque nos conversatio exercet, frontem signaculo terimus1“. Tale gesto, come testimonia appunto Tertulliano, veniva fatto sulla fronte e da ciò possiamo dedurre come quello che oggi chiamiamo il “piccolo segno di croce” sia in realtà il più antico. Del resto l’idea di tracciarsi sulla fronte la croce riprendeva direttamente il testo di Ezechiele: “Et dixit Dominus ad eum: Transi per mediam civitatem in medio Ierusalem: et signa Thau super frontes virorum gementium et dolentium super cunctis abominationibus, quae fiunt in medio eius“. L’importanza di questo passo è, inoltre, sottolineata dalle poche ma precise righe del commento di Martini: “Origene sulla testimonianza di un Ebreo convertito, affermò, che la lettera Thau degli Ebrei nei tempi anteriori ad Esdra avea la figura della Croce, ed era interamente simile al Thau dei Greci; e al sentimento di Origene si attenne san Girolamo, Tertulliano, Clemente Alessandrino, sant’Ambrogio, sant’Agostino e moltissimi Interpreti. È adunque annunziata la Croce di Cristo come segno, anzi come unico principio di salute per tutti quelli, che arriveranno a salute. Quindi la venerazione e l’affetto di tutti i santi verso la Croce. Con questa sono segnati in Gerusalemme quegli uomini, i quali non solo non si unirono cogli altri a peccare, ma piangevano gli altrui peccati e le trasgressioni e le empietà de’ loro fratelli”. Anche nell’Apocalisse di San Giovanni alcuni passi (7:3, 9:2, 14:1) parlano di uomini con il “segno di Dio” sulla fronte e questo segno è spesso stato interpretato come appunto il segno della croce.

Da qui inizierà poi a svilupparsi l’uso di utilizzare la croce anche per benedire il cibo e le bevande che si consumano, perché, come insegna San Cirillo di Gerusalemme, esso costituisce per noi un’importante arma di difesa contro le forze infernali2. L’utilizzo sempre maggiore del segno della croce portò verosimilmente al costume di segnarsi non più solamente sulla fronte, ma di estendere maggiormente il movimento: nasce così il “grande” segno della croce che ancora oggi conosciamo.

San Cirillo di Gerusalemme

Prima la spalla destra o la spalla sinistra?

A molti occidentali oggi magari potrà sembrare strano, ma la prassi antica prevedeva il costume di segnarsi toccando prima la spalla destra e poi la mano sinistra e di tenere unite a pugno le prime tre dita (pollice, indice e medio). A testimonianza di ciò possiamo pensare al sacerdote che benedice il popolo (sia nei riti occidentali che orientali) tracciando il simbolo da sinistra a destra, affinché il popolo lo riceva da destra (la sinistra del celebrante) a sinistra (la destra del celebrante). Verosimilmente attorno al XIII secolo, in Francia iniziò a diffondersi tra i laici l’uso di riprodurre il gesto del sacerdote e ad invertire dunque l’ordine delle spalle. Per rispondere a questa usanza, il romano pontefice Innocenzo III si preoccupò di chiarire “Quomodo signum crucis sit exprimendum” nella sua opera “De sacrosancto altaris mysterio“. Scrive infatti: “Est autem signum crucis tribus digitis exprimendum, quia sub invocatione Trinitatis imprimitur de qua dicit propheta: Quis appendit tribus digitis molem terrae? (Isa. XL) ita quod a superiori descendat in inferius, et a dextra transeat ad sinistram, quia Christus de coelo descendit in terram, et a Judaeis transivit ad gentes3“. Dunque il segno della croce andrebbe fatto da destra a sinistra per ricordare come Cristo sia passato dai Giudei (destra) ai popoli tutti (sinistra). Inoltre le tra dita congiunte della mano vengono interpretati dai padri come il simbolo della Trinità stessa, delle tre Persone (le tre dita) unite in un’unica sostanza (le dita congiunte). È comunque lo stesso Innocenzo III che, nello stesso passo, rileva l’esistenza di una prassi differente, che consiste appunto nel passare dalla spalla sinistra alla spalla destra: “Quidam tamen signum crucis a sinistra producunt in dextram: quia de miseria transire debemus ad gloriam, sicut et Christus transivit de morte ad vitam, et de inferno ad paradisum, praesertim ut scipsos et alios uno eodemque pariter modo consignent4“. Nonostante ciò, proprio notando che è nel tracciare il segno di croce sopra gli altri che esso si esegue da sinistra a destra, Innocenzo III ribadisce che il segno della croce deve essere fatto da destra a sinistra: “Constat autem quod cum super alios signum crucis imprimimus, ipsos a sinistris consignamus in dexteram. Verum si diligenter attendas, etiam super alios signum crucis a dextra producimus in sinistram, quia non consignamus eos quasi vertentes dorsum, sed quasi faciem praesentantes5“.

Papa Innocenzo III, in un affresco del Monastero di San Benedetto, Subiaco

Fu dunque Papa Innocenzo III a cercare di difendere il tradizionale segno della croce contro il costume gallicano che lentamente andava diffondendosi tra il popolo, ma a poco valsero gli encomiabili sforzi del romano pontefice e nei secoli seguenti si diffuse il nuovo uso. Nelle rubriche del Missale Romanum di Pio V si ritrova, infatti, la prima codificazione del segno della croce in cui si tocca prima la spalla sinistra e poi quella destra6.

  1. Tertulliano, De Cor. Mil., III ↩︎
  2. S. Cirillo di Gerusalemme, Confessioni, XIII, 36: “Non vergogniamoci quindi di confessare la nostra fede nel Crocifisso. Facciamo in ogni occasione e con libertà il segno della croce segnando con le dita la fronte, il pane che mangiamo e le bevande che prendiamo; segniamoci quando usciamo e quando entriamo, prima di abbandonarci al sonno e prima di andare a dormire, mentre ci alziamo e mentre camminiamo o ci ritiriamo. È un grande mezzo di difesa, dono graziosamente elargito da Dio ai bisognosi, gesto cui dà forza la grazia di Dio e che i deboli possono tracciare senza sforzo, segno dei fedeli che terrorizza i demoni perché colui che trionfò sulla croce lo propose come modello e trofeo. Quando infatti i demoni vedono la croce si ricordano di colui che in essa fu confitto e lo temono come colui che ha schiacciato ogni testa al dragone. Non disprezzarne il segno come dono trascurabile, ma onoralo come dono col quale puoi sempre più onorare il tuo benefattore.” ↩︎
  3. Innocenzo III, De sacro altaris mysterio, II, XIV in Patrologia Latina 217, 825C–D ↩︎
  4. Ibidem ↩︎
  5. Ibidem ↩︎
  6. https://traditiomarciana.blogspot.com/2017/09/sul-segno-della-croce.html ↩︎

2 risposte a “Sui segni della croce”

  1. Buongiorno,

    ringrazio per l’articolo, ma mi permetto di segnalare che l’uso di segnarsi da sinistra a destra non è esclusivo dell’ambito Latino, ma riguarda anche molte tradizioni orientali non calcedonesi come quella Copta, Etiope (in cui l’indice e il medio vengono disposti a formare una croce) e Armena. Non ricordo al momento se questo riguardi anche le varie tradizioni Siriache. Inoltre, è ben noto il caso dei Vecchi-Credenti Russi, che si segnano da destra a sinistra ma con due dita unite, al poso delle tre della prassi Greca e Russa attuale.

    Mi chiedo quindi se sia mai stato tentato uno studio storico comprensivo di tutte le diverse prassi, e se esistano fonti attendibili sull’uso Latino precedente ad Innocenzo III.

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    1. Il modo di segnarsi dei vecchi credenti è probabilmente un uso antico che coesisteva a quello con tre dita; gli Armeni hanno adottato il segnarsi prima a sinistra molto tardi e per latinismo. E’ invece probabilmente – ma è supposizione puramente speculativa – un uso originario quello di Copti (e conseguentemente Etiopi), che doveva essere con ogni probabilità una tradizione strettamente egiziana. I siriaci, sia orientali che occidentali, si segnano invece prima a destra. Altre testimonianze scritte, oltre a quella assai precisa di Innocenzo, non ne conosco. Sull’uso latino è comunque opinio communis che si tracciasse in antico prima a destra, già lo scriveva la (non certo tendenzialmente imparziale) Catholic Encyclopedia del 1912.

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