Ogni anno il 31 di ottobre, si scatena la diatriba riguardo alla festa di Halloween: tra cattolici tradizionalisti che lo rifiutano per le sue presunte origini pagane e celtiche (con taluni che arrivano ad accusarla di satanismo) e “identitari” che la rifiutano per le sue “origini americane”, tra coloro che vi si appassionano e la celebrano come se fosse la ricorrenza più affascinante del calendario civile e altri ancora che la liquidano come una “festa commerciale”, non si capisce più chi abbia ragione e quale sia il carattere proprio, reale e non presunto di tale ricorrenza. Lo scopo di questo articolo è proprio quello di fare ordine, storico, morale e liturgico, per quanto concerne questa famigerata e dibattuta festa di Halloween.

Samhain e le presunte origini pagane di Halloween

Quando si parla di Halloween da un punto di vista storico, si pensa tendenzialmente che tale festa trovi le proprie origini nel terreno dei culti pagani pre-cristiani e, in particolare, nella festa celtica di “Samhain” (che correttamente dovrebbe essere pronunciato sow-an o sow-in). Nel suo testo pubblicato per Oxford University Press, Halloween – From pagan ritual to party night (testo di cui abbiamo fatto largo uso nella stesura di questo articolo), il professor Nicholas Rogers traduce questo termine, con cui oggi in Irlandese moderno si indica il mese di novembre, con il significato di “fine dell’estate”1. A conferma che questo sia il significato originario del termine v’è anche il Tochmarc Emire, un’opera facente parte del Ciclo dell’Ulster (uno dei principali cicli letterari della letteratura irlandese, databile attorno al settimo secolo, che ruota attorno alle vicende degli eroi dell’Ulaid, antico popolo che viveva nelle regioni nord-occidentali d’Irlanda, e delle loro imprese durante il regno di Conchobar mac Nessa), dove, come testimoniato dal professor Ronald Hutton, si utilizza questo termine proprio per indicare il periodo di transizione tra estate ed inverno2. La festa di Samhain, e questo è certo, si collocava alla fine dell’anno irlandese e dava il via all’inizio di un nuovo ciclo delle stagioni: veniva quindi vissuto come un momento di passaggio ed aveva una certa rilevanza tra gli antichi abitanti dell’Éire. In realtà, i dati storici certi riguardanti la festa di Samhain sono scarsissimi: si pensi che non sappiamo nemmeno con certezza se si trattasse di un solo giorno di festa o di un periodo ancora più lungo (come riporta Steven Sayer3 ci sono ricostruzioni che parlano di una festa che durava per diversi giorni, secondo alcuni addirittura sette4). Quest’ultima soluzione, sembrerebbe di gran lunga la più plausibile: sappiamo infatti per certo che a Samhain si svolgevano attività pratiche legate al cambio stagione, quali quelle di ricondurre le greggi dai pascoli montani a valle e fare una selezione degli animali per conservarne un numero ridotto e, al contempo, ricavare da quelli in eccedenza provviste sufficienti a superare il rigido freddo dell’inverno; si trattava di attività alle quali si affiancavano grandi festeggiamenti: in questo senso il valore di Samhain come festa di passaggio era ricco di valori simbolici, come del resto si potrebbe dire di molte delle antiche feste romane e greche (e di qualunque altro culto pagano), connesse con i ritmi ciclici della natura. Quella di Samhain, infatti, rientra a pieno titolo nella categorie delle feste agresti, connesse con le la ciclicità della vita e la fertilità dei campi, temi che si riconducono spontaneamente ad una riflessione sulla vita e la morte5. A chiarirci, però, le idee circa la connessione tra la festa di Samhain e il tema della vita e della morte è Nicholas Rogers, che scrive: “in fact, there is no hard evidence that Samhain was specifically devoted to the dead or to ancestor worship, despite claims to the contrary by some American folklorists”6. Ciò non toglie che ci fosse un collegamento con l’oltretomba, come in tutte le feste religiose pagane antiche, e di certo “Samhain was the time when tribal peoples paid tribute to their conquerors and when the sidh7 might reveal the magnificent palaces of the gods of the underworld”8. Così, l’aspetto più tetro e soprannaturale della festa di Samhain andrebbe ricollegato al fatto che con tale festa si marcava il passaggio dalla stagione della vita e della luce (l’estate) a quella della morte e dell’oscurità (l’inverno)9. L’inverno, come in tutte le culture, lasciava spazio anche tra i Celti al magico e al misterioso e così è indubbio che, essendo Samhain una festa liminare che come un ponte trasportava l’antico irlandese dalle tiepidi estati ai rigidi freddi invernali, questa ricorrenza assunse il valore di un momento rituale di transizione, un periodo dell’anno “when the normal order of the universe is suspended, […] charged with a peculiar preternatural energy”10. Così, è possibile rintracciare in questo periodo di passaggio, in cui l’ordine naturale dell’universo viene sospeso e travolto, il momento migliore per svolgere i riti divinatori e di predizione del futuro celebrati dai druidi. In quest’ottica soltanto, quindi, possiamo trovare nella celebrazione del Samhain un antico precursore della festa odierna di Halloween, ma questa “connessione” a questo unico, generico e vago senso del “magico” deve fermarsi: non si tratta certo di elementi soddisfacenti e sufficienti per ricondurre lo “spirito” di Halloween a Samhain: infatti, non solo sono innumerevoli le feste pagane o pre-cristiane che in Europa condividono la natura preternaturale di Samhain, ma anzi ancora a lungo durante il periodo cristiano questi elementi sopravvissero e furono talvolta accresciuti dalla stessa fede cristiana. Inoltre, come registra Hutton, se è vero che per molti autori “Samhain was regarded as a time of unusual supernatural power, because of the number of stories set at that feast in which humans are attacked or approached by deities, fairies, or monsters”11, la ragione di ciò potrebbe essere molto semplice: “it could just be that several narratives are started, set, or concluded at this feast because it represented an ideal context, being a major gathering of royalty and warriors with time on their hands. In the same way, many of the Arthurian stories were to commence with a courtly assembly for Christmastide or Pentecost”12.

Sacerdoti druidi

Al di fuori dell’Irlanda, per di più, non abbiamo tracce di questa specifica festa e l’unico calendario celtico precristiano in nostro possesso (il calendario di Coligny, databile alla fine del secondo secolo) non menziona la festa di Samhain13, testimoniandoci come sia più corretto e saggio condividere le conclusioni di Richard A. Davis e affermare, in concerto con lui, come l’unico “capodanno” che sicuramente era condiviso dalle popolazioni celtica era il solstizio d’inverno14. Alle medesime conclusioni giunge anche Hutton che, nonostante identifichi con l’irlandese Samhain la festa gallese Calan Gaeaf (che indicava il primo giorno d’inverno e si celebrava il primo di novembre), senza peraltro trovarne alcun arcano o misterico significato nella letteratura locale, afferma: “It must be concluded, therefore, that the medieval records furnish no evidence that 1 November was a major pan-Celtic festival, and none of religious ceremonies, even where it was observed”1516. Sempre Hutton, ci suggerisce comunque che il carattere prevalente di tali feste fosse connesso alla selezione dei capi di bestiame da conservare e di quelli da abbattere per ridurne i numeri in previsione della stagione invernale, ricavandone al contempo provviste: a riprova di questo possiamo consultare le etimologie dei mesi che ci fornisce Beda il Venerabile, per cui settembre era “Haleg-monath”, cioè il mese santo, ottobre era “Vuinter-fylleth”, che indicava l’arrivo dell’inverno e novembre era, per l’appunto, “Blod-monath”, cioè il mese del sangue, così chiamato proprio in relazione all’uccisione di gran parte del bestiame17.

Prive di qualunque valore storico sono poi le leggende che riconducono alla celebrazione di Samhain malvagi rituali che prevedevano sacrifici di bambini e altre crudeltà, come dimostrato dall’analisi delle fonti (nessuna diretta), principalmente romane, svolta da Rogers18. Così come prive di fondamento a livello scientifico si sono dimostrate le tesi di Margaret Murray esposte nelle sue opere (in particolare The Witch Cult in Western Europe del 1921 e The God of the Witches del 1931) che riconducevano la data del 31 ottobre al calendario sacro della presunta “Old Religion” precristiana nella quale era all’ordine del giorno la pratica di magia e stregoneria: “her irresponsible (and sometimes mendacious) approach to her source materials was stingingly reproached and her findings eventually demonstrated to be almost entirely without foundation (Thomas, Religion and the Decline of Magic, 1971, 514-519)”19. La maggior parte delle credenze odierne sulle presunte origini pagane di Halloween, molte delle quali dovute all’opera The Golden Bough di Frazer, possono quindi essere facilmente smontate e dimostrate come totalmente prive di fonti e fondamenti (si pensi anche alla teoria che ricondurrebbe l’accensione dei falò a riti pagani e celtici che, nel contesto di Halloween è ancora una volta un grosso errore, come vedremo a breve20).

Per cercare, dunque, di trovare un fondamento da cui partire, non possiamo che respingere in toto la teoria per cui le radici della festa di Halloween affonderebbero nell’antico culto celtico: se qualcosa si può ricondurre a Samhain esso è l’elemento secondario (e non caratterizzante per gli antichi irlandesi) “magico” per cui in questo periodo di passaggio il mondo dei vivi e quello dei morti fossero in comunicazione o che l’ordine naturale venisse, in qualche modo, ribaltato: si tratta comunque, lo si tenga a mente, di tradizioni popolari che non sono specificamente celtiche e che anzi furono diffuse in tutta l’Europa precristiana e vennero poi affiancate dal cristianesimo che cercò di reinterpretarle – come vedremo anche nel nostro caso – in un modo diverso. Delle usanze e delle pratiche che caratterizzano il nostro Halloween moderno nulla può essere sostanzialmente connesso con i riti pagani o celtici di Samhain, ma tutti hanno le loro origini, come vedremo a breve, nel Medioevo cristiano. Sulla festa di Samhain, quindi, a livello storico, poco o nulla sappiamo di concreto se non quanto siamo riusciti qui a raccogliere ed esporre.

Le origini cristiane di Halloween

La parola “Halloween” significa letteralmente “All Hallow’s Eve”, cioè vigilia d’Ognissanti, e ci si presenta dunque, sin dal suo significato nominale, come una festa di origine cristiana. Per comprendere la storia di Halloween, dobbiamo di conseguenza innanzitutto capire le vicende relative all’istituzione della festa di Tutti i Santi. Innanzitutto, una precisazione è d’obbligo: è falso ciò che molti dicono, ossia che Ognissanti sia stata istituita il primo di novembre per “cristianizzare” la festa irlandese pagana di Samhain. Infatti, la festa di Ognissanti si sviluppa in date e in modi diversi a seconda dei luoghi: essa sorse in Oriente già nel IV secolo21, ad Antiochia si celebrava nella prima domenica dopo Pentecoste22, a Edessa il 13 maggio e in Siria nel venerdì fra l’ottava di Pasqua23. “Questa triplice tradizione orientale trovò ben presto eco anche in occidente. Il più antico lezionario romano, quello di Wurburgo, che rispecchia l’uso liturgico del sec. VI, contiene alla I Dom. dopo Pentecoste l’indicazione: Domin. in nat. sanctorum, colla pericope dell’Apocalisse (VII, 2-12)”24. A Roma, poi, la data si fissò al 13 maggio, giornata che, nel 609, “venne scelta da Pp. Bonifacio IV per compiere la dedicazione del Pantheon”25. Solamente dall’inizio del IX secolo nei territori tedeschi e inglesi la festa di Ognissanti cominciò ad essere tenuta il primo di novembre26, ma non in Irlanda dove era celebrata il 20 aprile27: diventa dunque assurda l’idea che tale festa sarebbe stata istituita per cristianizzare l’irlandese e pagana Samhain che cadeva in tutt’altro periodo dell’anno. Ciò non toglie che “è certo però che, già prima dell’800, in Irlanda, in Inghilterra28, in Baviera e in alcune Chiese della Gallia, si celebrava al 1° novembre una festa che il calendario irlandese di Oengus chiama « dei Santi di Europa »”29. Ci troviamo, comunque, in un periodo di ben quattro secoli successivo alla cristianizzazione dell’Irlanda da parte di S. Patrizio e diventa davvero difficile ricollegare anche questa festa ai riti celtici di Samhain.

Quando dunque venne stabilita la festa di Ognissanti al primo di novembre? Come testimonia Righetti, nel suo monumentale Manuale di storia liturgica: “nell’835, Gregorio IV, per attestazione dello scrittore contemporaneo Adone (+ 874), officiava Ludovico il Pio perché con un decreto reale ordinasse la celebrazione nei suoi stati della festa di tutti i Santi alla data del 1° novembre. Il decreto fu emanato, omnibus regni et imperii sui episcopis consentientibus, e da quel tempo l’Ognissanti, da festa locale di Roma e di qualche chiesa particolare, cominciò ad essere festa generale, che si sparse rapidamente in tutta l’Europa latina”30. E sempre il Righetti ci spiega: “Quali precise ragioni abbiano indotto Gregorio IV a scegliere le Calende di novembre come giorno della festa di Ognissanti, è difficile conoscere. La più ovvia è che in quel giorno si apriva il periodo invernale31. Il Beleth (+ 1165), benché assai tardivo, fa rilevare al riguardo una particolarità non priva d’importanza. Egli narra come l’affluenza dei pellegrini a Roma per la festa del 13 maggio era tale da rendere difficile il vettovagliamento dei cittadini e dei forestieri; per cui Gregorio IV la trasferì al 1 ° novembre, dopo l’epoca dei raccolti32. Checché si dica di queste ragioni, è certamente infondata l’opinione, emessa anche da P. Saintyves33, che la festa romana del 13 maggio e, più tardi, del 1 ° novembre, sia stata introdotta per sostituire la festa pagana delle Lemuriae34.

Papa Gregorio IV

E anche per quanto riguarda la commemorazione di tutti i fedeli defunti, il Righetti è preciso e chiaro nell’affermare: “Dalla relazione contemporanea di Iotsaldo si deduce ad evidenza come S. Odilone, nel fissare al 2 novembre la festa dei morti, non ebbe altra mira che congiungere alla commemorazione gloriosa di tutti i Santi un’altra non meno solenne a suffragio di tutti i fedeli defunti. Del resto, se l’istituzione di una festa apposita riusciva per buona parte originale, il pensiero di avvicinare i due uffici, dei Santi e dei Morti, era stato da tempo attuato nella liturgia. […] Sono pertanto puramente fantastiche le congetture emesse fra gli altri dal Frazer sull’origine pagana della festa del 2 novembre. Egli afferma che i Celti cominciavano l’anno alle calende di Novembre e, come altri popoli pagani, celebravano in quel giorno la festa dei morti: non essendo riuscita la Chiesa ad estirparla, dovette finire coll’accettarla e farla propria. È ben vero che l’anno celtico cominciava al 1° novembre, ma non è affatto provato che i Celti e gli altri popoli pagani mettessero la festa dei morti a principio dell’anno. […] Non si conosce nella letteratura ecclesiastica alcun documento che accenni ad una lotta della Chiesa contro questa presunta festa celtica del 1° novembre. In realtà la grande commemorazione cristiana dei morti fu attirata al 2 novembre dalla festa di Ognissanti; S. Odilone ebbe il merito di comprendere l’affinità che esisteva fra le due Memorie, e di servirsi della grande influenza esercitata allora da Cluny, per diffondere il gran giorno dei Morti in tutta la Chiesa latina”35.

Ci pare così di aver sufficientemente chiarito come non possano esservi connessioni tra l’istituzione della festa di Ognissanti e della relativa vigilia (All Hallow’s eve) con Samhain o altri culti pagani o celtici. È chiaro, dunque, che Halloween trova la sua origine nella istituzione cristiana della festa di Ognissanti.

Halloween nel Medioevo cristiano

Conclusa dunque l’analisi delle origini della festa di Halloween, cerchiamo ora di comprendere come questa festa venisse celebrata nel Medioevo.
Uno dei principali elementi da prendere in considerazione è quello dello sviluppo della dottrina del purgatorio: durante il Medioevo, infatti, la Chiesa latina approfondì e definì la propria dottrina sul purgatorio a partire dal concetto di fuoco purificatore già presente negli scritti dei Padri36. L’uso di accendere i falò è, in Europa, antichissimo e predata di molto l’arrivo e la diffusione del Cristianesimo, ma proprio con esso assunse un significato intrinsecamente legato all’idea della purificazione delle anime37. Eppure, è interessante notare come nell’arcipelago britannico non v’era il costume di accendere falò autunnali, fino a un periodo relativamente recente38, così, come chiarisce Davis, “the association of fire with the fortunes of the dead became firmly entrenched in the early modern Catholic imagination and it is to this development that we should look, rather than any tenuous notion of pagan survivalism, for a proper appreciation of the meaning of the Halloween bonfires”39. Diventa ancor più interessante considerare come anche l’idea che le anime purganti potessero espiare le loro colpe sulla terra invece che nel luogo fisico del Purgatorio ha contribuito grandemente allo sviluppo dell’idea che fosse possibile per gli uomini incontrare degli spiriti visibili sulla terra: in questo senso a livello popolare c’è sempre stata una commistione molto forte tra la dottrina ufficiale della Chiesa e le diverse tradizioni folkloristiche, unione che ha senza dubbio caratterizzato pesantemente la cultura europea. La Chiesa, inizialmente contraria all’idea che potessero esistere dei fantasmi, con l’epoca carolingia cominciò a mutare approccio (più precisamente già dai tempi di S. Gregorio Magno40): del resto, in molte delle agiografie medioevali compaiono spesso fantasmi e spiriti che si muovono sulla terra liberamente41. Non si può negare inoltre quanto dice Davis: “Benedictine tradition held that Abbot Odilo’s inauguration of the Feast of All Souls in 998 originated in the tale of the suffering spirit of one of his deceased brothers at Cluny returning from the grave to petition his community for prayers for the repose of his soul. The rush of popular interest in proliferation the in doctrine of purgatory undoubtedly prompted a huge ghostly apparitions, stimulating extensive theological discussion of the topic among the doctors of the Church and exciting sometimes fevered responses from troubled secular and ecclesiastical authorities to bursts of popular enthusiasm for ghosts, hauntings and exorcisms”42. A conclusione delle messe da requiem, inoltre, si diffuse presto -specialmente nel contesto delle processioni cimiteriali – l’uso di suonare le campane proprio con il fine di scacciare fantasmi o spiriti maligni43 e, come ci testimonia Rogers citando Muir44, le stesse celebrazioni liturgiche per i defunti servivano come “insurance against hauntings, for ghosts were generally ‘understood to be dead relatives who visited their kin to rectify wrongs committed against them while alive and to enforce the obligations of kinship’”45. Verso questi fenomeni, si tenga a mente, la Chiesa conservò sempre una dovuta tolleranza, anche perché alcuni elementi potevano effettivamente rispondere a verità di fede (l’idea che le anime del purgatorio possano scontare la loro pena sulla terra non fu mai considerata di per sé eretica e anzi ricorre in numerosi racconti medioevali, come in quello di Pietro il Venerabile (+ 1156), nono abate di Cluny riguardante Sancho46): bisogna dunque comprendere come queste credenze tipicamente popolari non potessero essere tacciate ex abrupto di eresia, ma dovevano essere reinterpretate e integrate mediante i principi dell’ortodossia cattolica: nel suo “Ghosts in the Middle Ages: The Living and the Dead in Medieval Society“, Jean-Claude Schmitt conferma quanto sostenuto da Maxwell-Stuart in relazione al caso di S. Gregorio, ovvero sia il ruolo educativo che tali storie avevano, tanto da essere definite “exempla” o, per usare proprio le sue polemiche parole, “instruments of ecclesiastical policy of moral and religious indoctrination”47. Del resto, poi, negli altri casi non è possibile non notare come le fonti medioevali ci testimonino come questi eventi “paranormali” erano spesso vissuti più in modo simpatico e carnevalesco, che non prettamente serio e magico48. Non ci si può, dunque, stupire se lo sviluppo di un vero e proprio triduo, chiamato Hallowtwide – che iniziava con la vigilia di tutti i Santi (il 31 ottobre, la All Hallow’s Eve) e si concludeva con la commemorazione di tutti i fedeli defunti – abbia portato a un particolare legame tra gli eventi “fantasmatici” e questo speciale periodo dell’anno49. A questo, tuttavia, bisogna chiaramente aggiungere un importante chiarimento: benché presente a livello popolare o folkloristico, l’idea di un’espiazione sulla terra da parte delle anime purganti è dottrinalmente priva di alcun fondamento dottrinale: la manifestazione di anime purganti rileva sempre come un fatto miracoloso (spesso dovuto, tra l’altro, a produzione angelica, buona o malvagia che sia). Teologicamente, dunque, dire che un’anima separata dal corpo possa “dimorare” in un luogo terrestre pare un totale controsenso.

Un interessante articolo del novembre del 1930, apparso su The Catholic World e ripubblicato sul sito del distretto statunitense della Fraternità Sacerdotale di San Pio X50, ci testimonia come i costumi liturgici bretoni dell’Hallowtwide abbiano portato naturalmente allo sviluppo di molti dei costumi che caratterizzano la festa di Halloween odierna: dopo i Vespri del 31 ottobre, era costume recarsi negli ossari dove si cantava un inno bretone, il Complaint of the Charnel-house, il cui testo invitava i fedeli alla preghiera per le anime dei defunti; dopodiché, dopo aver cenato, verso le nove di sera era costume che per le vie dei paesi suonassero delle bande musicali, i cosiddetti “chantors of death” (i cantori della morte), che si fermavano a bussare ad ogni porta per cantare un altro inno bretone, il Complaint of the Souls.

Quello che dobbiamo sempre tenere a mente, però, è la natura comunitaria che sosteneva l’intero Hallowtwide, caratteristica questa che discendeva proprio dall’elemento centrale, quello della Chiesa purgante alla quale tutti i membri della Chiesa militante, ricchi e poveri che fossero, erano pronti a contribuire mediante preghiere rivolte in particolare alla Chiesa trionfante51. Così il ruolo della preghiera per giovare alle anime del purgatorio, unita all’elemento comunitario del triduo, diede origine alla pratica del “souling”, che potremmo tradurre come “elemosina delle anime”52. In Irlanda e in Gran Bretagna si sviluppò questa particolare pratica che consisteva nel mandare i bambini e i giovani ragazzi a bussare porta per porta per mendicare dei dolci in cambio di alcune preghiere per le anime care alla famiglia che potessero trovarsi in purgatorio. I bambini si muovevano con delle lanterne, le cui candele all’interno simboleggiavano proprio le anime rinchiuse nel purgatorio53.

Souling

I dolcetti, inoltre, erano alquanto particolari e si chiamavano “torte delle anime” (souls-cake, cioè dei biscottini di pasta frolla ripieni di noce moscata, uvette o altre specie, con incisa sopra una croce). Molte sono le testimonianze di canzonette e filastrocche che cantavano i bambini nel recarsi a bussare alle porte e ne riportiamo alcune strofe:

“A soul, a soul, a soul cake
Please, good missus, a soul cake
An apple, a pear, a plum or a cherry
Any good thing to make us all merry
One for Peter, two for Paul
Three for Him who made us all.

God Bless the master of this house, the mistress also
And all the little children who around your table grow
Likewise your men and maidens, your cattle and your store
And all that dwells within your gates
We wish you ten times more

The lanes are very dirty and my shoes are very thin
I’ve got a little pocket I can put a penny in
If you haven’t got a penny, a ha’ penny will do
If you haven’t got a ha’ penny, then God bless you.”54

“A soul-cake, a soul-cake,
have mercy on all Christian souls, for a soul-cake”55.

“Soul, soul, an apple or two,
If you haven’t an apple, a pear will do,
One for Peter, two for Paul.
Three for the Man Who made us all”56.

Ci sembra, qui, evidentissima e chiarissima la vera origine dell’odierno “dolcetto o scherzetto” (trick or treat), che dunque ben poco ha a che fare con presunti culti pagani o satanici.

Soul cakes

Così, il carattere comunitario di questa ricorrenza affiancava, come vediamo, alla serietà dei costumi e delle celebrazioni liturgiche, un elemento di celebrazione popolare che ben presto divenne una tradizione vera e propria. L’idea di elemosinare le torte delle anime divenne una pratica così sentita, che lo stesso Shakespeare ce ne dà testimonianza nella sua tragedia del 1593, I due gentiluomini di Verona, dove si legge “puling, like a beggar at Hallowmas”57 (“a parlare come un mendico la vigilia di Ognissanti”).

Di queste usanze che andavano a unire il sacro con il folklore popolare ne abbiamo testimonianza anche in Italia, dove a Napoli c’era l’usanza di aprire gli ossari e “decorare” le ossa dei morti con i fiori, mentre a Salerno si era soliti predisporre del cibo per le anime del purgatorio che sarebbero potute rientrare a casa a ristorarsi58. Queste credenze, totalmente tollerate dalla Chiesa e diffuse in tutta Europa, portarono così anche all’idea, ad esempio, che le luci delle candele esposte sui davanzali delle finestre avrebbero guidato le anime buone e scacciato gli spiriti malvagi.

Rogers, poi, ci testimonia come: “In this season of misrule, choristers became boy bishops and urban leaders were temporarily usurped from power by mock-mayors and sheriffs in a ritualized topsy-turvy world replete with ‘subtle disguisings, masks, and mummeries’5960. Così, proprio ad Halloween divenne sempre più in voga l’usanza di travestirsi e ribaltare le regole sociali, dando origine, in certe circostanze, a dei veri e propri chiarivari e carnevali61. Fatto sta che, almeno inizialmente, “the retributive or carnivalesque qualities of Hallowtide were counterbalanced by the solemn task of honoring the dead. All Souls’ was often marked by reverence rather than profanity. It was quintessentially a day for honoring the dead, with midnight vigils at gravesites and, until the eighteenth century, domestic offerings of food and clothing for the recently departed. As late as a century ago in Catholic Ireland, it was commonly believed that the dead would return on All Hallow Eve or on the days thereafter. In New market, County Cork, the “woman of the house” would light candles and leave spring water for the deceased visitors”62.

Così, come vediamo, l’origine dei principali elementi caratteristici di Halloween, quali la connessione con il mondo dei morti, l’usanza di accendere lanterne, di travestirsi e di andare a chiedere dolcetti in giro per le case, sono tutte profondamente legate alle tradizioni popolari e cattoliche dell’Europa medioevale.

La Riforma protestante

La grande domanda che, immaginiamo, il lettore si starà ponendo è allora quella di quando e perché si siano persi i connotati cristiani di Halloween. La risposta, scontata, è: con la Riforma protestante. L’aver messo in discussione prima e negato in seguito la dottrina del purgatorio, portò naturalmente i protestanti a cercare di porre sotto attacco i rituali dell’Hallowtwide: così, ad esempio, Edoardo VI fece ciò che suo padre Enrico VIII non aveva fatto per ragioni politiche e cioè seguì il consiglio che l’arcivescovo Thomas Cranmer aveva dato all’autore dello scisma anglicano: vietare di suonare le campane per i morti63. Il regno di Elisabetta I portò, in Inghilterra, a un’ulteriore stretta sul valore religioso della festa e lentamente cominciò a prodursi un profondo distacco tra le pratiche legate all’Hallowtwide, che i sovrani non riuscirono ad estirpare, e il senso religioso ad esse connesso64. Questo è dimostrato specialmente per quanto riguarda il souling, che sopravvisse anche in aree del tutto protestantizzate e fu praticato continuativamente, anche se rimaneva legato alla dottrina del purgatorio soltanto nominalmente65. Se è vero che queste pratiche sopravvissero, tuttavia, non si può non rilevare come un’altra celebrazione, la Guy Fawkews Night (5 novembre), eclissò completamente Halloween nei secoli successivi alla Riforma e ne assorbì alcune dei costumi: in Scozia (per ragioni di convenienza politica) e in Irlanda (in quanto paese storicamente cattolico), tuttavia, Halloween sopravvisse, ma ovviamente privo degli elementi religiosi che lo avevano caratterizzato inizialmente66. La data del 31 ottobre, legata a una festa (quella di Ognissanti) ma privata del suo significato originario, divenne presto un’occasione per le serate in famiglia, il divertimento, gli scherzi (che, praticati in occasione del souling diedero origine al nostro “trick or treat”) e il corteggiamento delle giovani fanciulle: specialmente per questa ragione cominciò a praticarsi la tradizione di ricorrere alla divinazione per avere informazioni riguardo alla possibile fortuna in amore. Ben presto Halloween poté dunque, per la sua popolarità, tornare a essere celebrato anche in Inghilterra, dal momento che era stato privato del suo carattere marcatamente cattolico. Forse, come suggerisce Rogers, è proprio in questo periodo e in Irlanda che, poiché novembre in irlandese si dice Samhain, si è iniziata a diffondere la credenza che esistesse un collegamento con l’antica festa celtica, connessione che – come abbiamo già dimostrato – in realtà non esiste.

Il panorama dell’arcipelago britannico alla fine del XIX secolo ci restituisce, dunque, un quadretto molto chiaro: la festa di Halloween veniva regolarmente osservata come un’occasione per stare in famiglia, fare scherzi, giocare, travestirsi e divertirsi e, se da un lato quasi nulla del carattere religioso permaneva, dall’altro si concretizzò e si strutturò nel solco di una secolare tradizione popolare67.

Halloween sbarca in America

Tra il finire del XVIII e l’inizio del XIX secolo, iniziò un’importantissima ondata migratoria verso l’America da parte di Irlandesi e Scozzesi. Fu proprio in questo periodo che Halloween fu esportata negli Stati Uniti. Sappiamo dai giornali che Halloween veniva vissuto come una sorta di momento identitario per i gruppi etnici europei irlandesi di classe medio-alta68, che si tenevano distinti sia per tradizioni religiose che per origine nazionale rispetto al resto degli americani: costoro erano soliti organizzare delle feste private nelle quali fecero la loro prima comparsa i jack o’ lanterns, cioè le zucche intagliate che tutti noi conosciamo (in Irlanda si era precedentemente soliti intagliare rape, barbabietole e altre verdure, ma l’abbondanza, la grandezza e la facilità di scavare le zucche americane fecero ben presto adottare loro l’uso di munirsi delle caratteristiche zucche arancioni), in ricordo delle anime del purgatorio conservando l’antica idea medioevale69. I ragazzi delle classi più povere, invece, potevano permettersi di vivere più liberamente Halloween, proprio come in Irlanda, e furono loro a organizzare i primi scherzi di cui abbiamo testimonianza proprio perché venivano spesso riportati sui giornali. Ben presto, la festa si diffuse (anche in primis grazie alla popolarità che riscontrò negli ambienti universitari), divenne di dominio pubblico e già nei primi anni del XX secolo cominciò ad essere regolarmente osservata in America70.

Jack O’Lantern

Successivamente, la festa venne “ri-esportata” in Europa, venne commercializzata e completamente trasformata anche grazie alle produzioni hollywoodiane.

Halloween oggi, che fare?

Questo articolo è principalmente di carattere storico e si è concentrato soprattutto sulle reale origini delle usanze che oggi vengono praticate ad Halloween: dare un giudizio di valore definitivo e categorico, sarebbe insensato, visto anche il proliferare di opinioni contrastanti ed estreme. Quello che, però, si può fare è cercare di trarre alcune idee di buon senso per dare un orientamento di massima al lettore che ha avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto. Di certo, oggi la festa di Halloween ben poco ha a che fare con il significato cristiano che le era proprio in origine, ma partire da questo per demonizzare questa festa come “pagana”, “satanica” o “dannosa” sarebbe ardito e sciocco. D’altro canto, anche lo stato attuale in cui essa è celebrata, lascia alquanto perplesso chiunque sia sano di mente: gli eccessi a cui si può assistere sono, prima ancora che eventualmente pericolosi per l’anima, di cattivo – anzi, di pessimo – gusto. Avendo appreso, però, la storia che si cela dietro a questa festa, ci sentiamo di dire che è anche un nostro dovere quello di recuperare delle tradizioni europee e anche italiane: si pensi, ad esempio, che l’usanza di intagliare delle zucche con fattezze spaventose era presente, sino al secolo scorso, anche in moltissime regioni italiane (in toscana quella della “Mortesecca” è una vera e propria tradizione locale e popolare, o in Lazio quella di realizzare la “Beccamorta” o in Veneto e Friuli quella delle “lùmere” e delle “suche baruche” o persino in Calabria delle “cuccalu du mortu”), ma vi sono anche tradizioni che richiamano il “dolcetto o scherzetto” (nell’anteguerra, ad esempio, in Friuli si faceva nel periodo natalizio), l’uso – specialmente in Friuli – di preparare sulla tavola delle vivande per i morti e di suonare le campane nella notte tra il 1° e il 2 novembre e v’è, in campo gastronomico, un’infinità di dolci connessi con la commemorazione dei defunti (dalle favette dei morti triestine al pan dei morti lombardo) e si potrebbe proseguire.

Probabilmente, ciò che ha fatto più male alla festa di Halloween è stata la totale americanizzazione di ogni aspetto della nostra vita politica, sociale, culturale, ideologica e spirituale: così siamo stati capaci di dimenticarci che anche noi abbiamo le nostre tradizioni italiane alquanto simili a quelle “americane” (che in realtà, come si è visto, sarebbero comunque Irlandesi ed europee – il che conferma come gli americani non sappiano fare altro che copiare).

Così, se da un lato ci sembra improponibile l’idea di sdoganare una festa ormai americana e di cui, anche falsificando la storia, hanno cercato di appropriarsi i neopagani, comunque non ci piace nemmeno l’idea di dover gettare la spugna e rinunciare a difendere la nostra tradizione: il lettore giudicherà cosa fare, ma di certo, intagliare una zucca e mangiare dei tipici dolci nostrani tra il 31 ottobre e il 2 novembre, non costituirà certamente un peccato mortale!

  1. N. ROGERS, Halloween – From pagan ritual to party night, New York, Oxford University Press, 2002, p. 11. ↩︎
  2. “In Tochmarc Emire it is the first of the four quarter days mentioned by the heroine Emer; ‘Samhain, when the summer goes to its rest’” in R. HUTTON, The stations of the sun, New York, Oxford University Press, 2001, p. 718. ↩︎
  3. S. SAYERS, The Halloween Feast, in M. FOLEY e H. O’DONNELL (edited by), Treat or Trick? Halloween in a Globalising World, Cambridge Scholars Publishing, 2009, pp. 21-22. ↩︎
  4. Secondo la ricostruzione di Hutton, Samhain si inseriva al centro di una settimana di celebrazioni: “In Serglige Con Culaind, which exists in a twelfth-century version, it is stated that the feis of the Ulaid (Ulstermen) lasted ‘the three days before Samuin and the three days after Samuin and Samuin itself. They would gather at Mag Muirthemni, and during these seven days there would be nothing but meetings and games and amusements and entertainments and eating and feasting’”, HUTTON, op. cit., p. 718. ↩︎
  5. Il culto religioso praticato nella festa di Samhain aveva al centro Eochaid Ollathair (Dagda), la principale divinità del pantheon del tempo, e le sue relazioni amorose con altre divinità, tra le quali rientra anche Morrigan, la divinità dalle sembianze di corvo i cui campi di competenza erano la guerra e la fertilità. Cfr. N. ROGERS, op. cit., pp. 19-20. ↩︎
  6. Ibidem, p. 19. ↩︎
  7. Il sidh nella religione celtica era il regno dell’oltretomba. ↩︎
  8. ROGERS, p. 19. ↩︎
  9. “As the day consists of two halves, so does the year consist of summer and winter. […] By November Eve (Samain), they returned again to the old home and spent the winter nights playing their fireside crafts, listening to fireside stories and entertaining themselves indoors. […] Winter is the dark side of the year, nature is asleep, summer has returned to the underworld, and the earth is desolate and inhospitable” in A. REES and B. REES, Celtic heritage: Ancient tradition in Ireland and Wales, Thames and Hudson, Londra, 1961, p. 84. ↩︎
  10. P. MAC CANA, Celtic Mythology, Feltham, Hamlyn, 1970, p. 127. ↩︎
  11. HUTTON, p. 719. ↩︎
  12. Ibidem, p. 720. ↩︎
  13. Le note lettere TRINVX SAMONI (SAM 2a) riportate sul calendario vengono spesso ricondotte alla festa di Samhain, ma in realtà a livello scientifico la questione è discussa e le voci più autorevoli tendono a rifiutare tale associazione. ↩︎
  14. R. A. DAVIS, Escaping Through Flames: Halloween as a Christian Festival, in M. FOLEY and H. O’DONNELL, op. cit., pp. 29-30. ↩︎
  15. HUTTON, p. 720. ↩︎
  16. Si potrebbe concludere con Davis che: “The problematic dependence on exclusively Irish material for the entire record of Samhain customs is reinforced by other ethnographic data, which shows no instances whatsoever of pre-Christian Halloween-style beliefs or practices in any early Welsh or Scottish material, except in areas of heavy Irish migration”, R. A. DAVIS, op. cit., p. 30. ↩︎
  17. HUTTON, pp. 720-721. ↩︎
  18. ROGERS, pp. 13-20. ↩︎
  19. R. A. DAVIS, op. cit., p. 31. ↩︎
  20. Ibidem, pp. 32-38. ↩︎
  21. Cfr. Omelia 74 di S. Giovanni Crisostomo. ↩︎
  22. M. RIGHETTI, Manuale di storia liturgica, vol. II, L’anno liturgico, Ancora, Milano, 1969, p. 466. ↩︎
  23. Ibidem, p. 467. ↩︎
  24. Ibi.. ↩︎
  25. Ibi., p. 468. ↩︎
  26. “By 800 churches in England and Germany, which were in touch with each other, were celebrating a festival dedicated to all saints upon 1 November, instead. The oldest text of Bede’s Martyrology, from the eighth century, does not include it, but the recensions at the end of the century do”, HUTTON, p. 724. ↩︎
  27. ROGERS, p. 22. ↩︎
  28. Il Calendario poetico edito da D’ACHERY, sotto il nome del ven. Beda, compilato intorno al 750, porta: … in fronte November – cunctorum fulget sanctorum laude decorus. QUENTIN, Les martyrol. historiques, Paris, 1908, p. 125. ↩︎
  29. M. RIGHETTI, op. cit., p. 469. ↩︎
  30. Ibidem, p. 468. ↩︎
  31. Hiemis tempore, dice la Regola di S. Benedetto, id est a kalendis novembribus usque in Pascha; c. VIII.; dunque anche qui le ragioni non sono collegabili ad alcuna sovrapposizione di culti celtici o feste pagane. ↩︎
  32. BELETH, Explic. div. off., c. 127. ↩︎
  33. SAINTYVES, Les Saints successeurs des dieux: essai de mythologie chrétienne, Paris, 1907, p. 81. Confutato per la questione che ci occupa dal QUENTIN, Une explication fantaisiste des origines de la Toussaint in Rev. des questions historiques, 1908, p. 207 e ss. Il REINACH nel suo Orpheus (pp. 200, 216, 425) ripete le argomentazioni del SAINTYVES. ↩︎
  34. RIGHETTI, p. 469. ↩︎
  35. Ibidem, pp. 513-514. ↩︎
  36. Ci si riferisce in particolare alla distinzione tra fuoco eterno e purificatore di Agostino e alle dottrine di S. Clemente d’Alessandria e di Origene, riprese poi da S. Gregorio Magno. ↩︎
  37. DAVIS, pp. 32 ss.. ↩︎
  38. “The lack of any meaningful correlation between the burning of late autumn bonfires and the concentrations of the Celtic populations, compounded by the complete absence of the ritual in territories commonly regarded as Celtic heartlands, such as Cornwall, Cumbria and Brittany, decisively undermines the pan-Celtic fire festival hypothesis and suggests that an alternative explanation of the practice might legitimately be sought”, Ibidem, p. 32-33. ↩︎
  39. Ibi., p. 34-35. ↩︎
  40. Con San Gregorio Magno si può notare un’apertura importante, permettendo la diffusione degli exempla, storie di fantasmi che racchiudevano avere uno scopo e un intento moralizzatore, cfr. P. G. MAXWELL-STUART, Ghosts: a history of phantoms, ghouls, & other spirits of the dead, Stroud, Tempus, 2007, p. 48. ↩︎
  41. “The Carolingian revival of the ninth and tenth centuries, yielded gradually to a more sympathetic reading of the presence of ghostly agencies in the scriptures and in the burgeoning missionary literature of saints’ lives and miracle stories”, DAVIS, p. 37. ↩︎
  42. Ibi.. ↩︎
  43. P. G. MAXWELL-STUART, op. cit., p. 49. ↩︎
  44. E. MUIR, Ritual in Early Modern Europe, Cambridge, Eng.: Cambridge University Press, 1997, 51. ↩︎
  45. ROGERS, p. 23. ↩︎
  46. Ibidem, pp. 54-58. ↩︎
  47. J.C. SCHMITT, Ghosts in the Middle Ages: The Living and the Dead in Medieval Society, Chicago: University of Chicago Press. Trans. Theresa Lavender Fagan, p. 156. ↩︎
  48. “Unsurprisingly, perhaps, the interaction of ghosts with the realms of the living often took place against the backdrop of the most trivial concerns and in domestic episodes of sometimes slapstick proportions, such as the comic recovery of stolen property or the exposure of love cheats by dead friends or family members. Something of the parodic, carnivalesque imprint of the Halloween revelries with which contemporary culture has grown quite familiar may be traced to this particular theme”, DAVIS, p. 38. ↩︎
  49. Sulla questione del valore dei fantasmi nel Medioevo la letteratura scientifica è vastissima e si rimanda, pertanto, alle fonti citate nelle note di questo articolo. ↩︎
  50. https://sspx.org/en/halloween-all-souls-day-customs-30342. ↩︎
  51. “In fact, it became customary in many towns and villages for the richer parishioners to offer doles to the poor during Hallowtide in return for prayers to the dead, emulating the medieval custom of the well-to-do, who left small bequests for this purpose to parishes or chantries”, ROGERS, p. 24. ↩︎
  52. DAVIS, pp. 39-40. ↩︎
  53. ROGERS, p. 29. ↩︎
  54. Ibidem, p. 40. ↩︎
  55. JACKSON, Shropshire Folk-Lore, 382. ↩︎
  56. Hallowe’en & All Souls Day customs, in The Catholic World, November 1930, https://sspx.org/en/halloween-all-souls-day-customs-30342. ↩︎
  57. SHAKESPEARE, The two gentlemen of Verona, Atto 2, scena 1, v. 26. ↩︎
  58. ROGERS, pp. 23-24. ↩︎
  59. John Stow, A Survay of London Written in the Tear 1598, ed. Henry Morley (London: Routledge, 1890), 123. ↩︎
  60. ROGERS, p. 25. ↩︎
  61. Ibidem, pp. 25-26. ↩︎
  62. Ibi., pp. 26-27. In nota a Rogers anche Ms. 950: 170, Irish Folklore Collection, University College, Dublin. ↩︎
  63. ROGERS, p. 27. ↩︎
  64. “It proved more difficult for the Anglican Church to eliminate the devotions to the dead than to eliminate other Catholic practices, because some of them could be practiced without clerical guidance or ornaments. In North Wales, candelit processions persisted; in England, bells continued to be rung”, Ibidem. ↩︎
  65. Nelle sue pagine, Rogers ci riporta numerose testimonianze di poesie e filastrocche che chiamano esplicitamente “souling” la pratica di elemosina di cibo e di dolci che si svolgeva in Inghilterra in occasione della festa di Ognissanti (ovviamente celebrata nel senso protestante) e in altre ricorrenze locali; ibi., pp. 28-30. ↩︎
  66. Ibi., pp. 39-40. ↩︎
  67. Ibi., pp. 40-48. ↩︎
  68. Ibi., pp. 53-56. ↩︎
  69. “They had their maskings and their merry-makings, and perambulated the streets after dark in a way which no doubt was mightily amusing to themselves. There was a great sacrifice of pumpkins from which to make transparent heads and face, lighted up by the unfailing two inches of tallow candle”, Daily News (Kingston), 1 Nov. 1866. ↩︎
  70. ROGERS, pp. 58-69. ↩︎

Una replica a “Halloween e Cristianesimo, un po’ di chiarezza”

  1. Ringrazio l’autore per questo interessantissimo articolo. Sarebbe utile una versione più divulgativa totalmente in italiano da condividere su più vasta scala per evitare “crociate” pastorali inutili.

    Segnalo a margine che le idee su ciò che definiamo “fantasmi” nel pensiero cristiano non compaiono solo al tempo di S. Gregorio magno, ma ben prima: cf Tertulliano, de anima 55-58

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